A tu per tu con L’Uomo Ragno
L’universo sconfinato della rete mi ha fatto conoscere Wilson Vieira, affermato e
celebrato autore e disegnatore brasiliano. Infinite le sue collaborazioni, dalla Marvel alla Bonelli, ha disegnato dall’Uomo Ragno al Piccolo Ranger, Tarzan, Diabolik. Ha vissuto e studiato a lungo in Italia per poi fare rientro in Brasile. Ora è docente di disegno artistico in Brasile, sceneggiatore, traduttore e naturalmente anche blogger.
Wilson, ti va di raccontare inizialmente qualcosa di te, per esempio quando è nata la passione per il disegno.
Il fumetto è stato considerato spesso un’arte meno nobile rispetto per esempio alla scrittura, ti sei mai chiesto il perché?
Ti va di raccontare qualcosa della tua esperienza alla Sergio Bonelli?
Volentiere, Gianluca…lavoravo già da tempo per lo Studio Staff di IF a Genova, per l’amico Gianni Bono, disegnando vari personaggi per varie case editrice, quando lui mi ha chiesto un bel giorno, di fare due tavole/prove per il personaggio Il Piccolo Ranger, cosa che ho fatte con molta passione…io uno sconosciuto disegnatore brasiliano facevo una prova alla Bonelli Editore….. sono rimasto veramente molto, molto felice di aver avuto questa possibilità, naturalmente l’ho afferrata con unghie e denti. Le prove sono state accette, tutto è andato bene e così ho disegnato degli episodi per la Bonelli. Ho un’immensa gratitudine verso Bono, perchè lui ha sempre creduto nel mio potenziale artistico, ed è stato proprio li a Genova nel suo studio che mi sono trasformato da dilettante a professionista del fumetto.
Da quando sono tornato in Brasile faccio soltanto lo sceneggiatore, questo cambiamento è stato naturale per me, le sceneggiature mi attragono da morire, mi piace andare a cercare certi temi, creare i personaggi e adesso che ho trovato un vero compagno di lavoro in Fred Macedo un bravo disegnatore brasiliano, collaboro anche per il sito italiano Progetto Fumetto scrivendo storie esclusive, abbiamo già pubblicato li Kwi-Uktena e Evolution, il bello di tutto questo è che le storie sono pubblicate in Italiano e pure in portoghese. Tra l’altro queste due storie sono già state pubblicate sulle riviste cartacea BDJornal in Portogallo e una sulla rivista argentina Con Hache e la rivista brasiliana Prismarte. Ho scritto già una ventina di storie che Fred gli disegnarà. Per il 2009 faremo insieme un’albo western con 140 paggine, prima per essere pubblicato qui in Brasile poi si vedrà. Ho anche già scritto una serie western con sedici episodi di 132 pagine ognuna. Racconterò la storia di un sopravissuto metticio della Guerra Civile Americana; mescolando la fiction e la realtá.Perdonami, ma ho curiosità molto banali, per esempio, com’è la tua giornata tipo? Quante letture di fumetti consumi in una settimana?
La prima cosa che guardi in un fumetto? Nel dettaglio, siete stati in tanti a disegnare l’Uomo Ragno, il tuo occhio critico riesce a cogliere tutte le differenza stilistiche impresse nel tratto del personaggio.
Domanda da sfera di cristallo: Il futuro del fumetto come lo vedi? Più cinema più televisione o più web? Rimarrà ancora a lungo su carta?
Wilson Vieira sul Web:
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http://brasilhq.ilcannocchiale.it/
lambiek.net/artists/v/vieira_wilson.htm
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Intervista ad un blogger boliviano
Il viaggio tra i blogger del sud America questa volta mi ha portato in Bolivia, un paese dove recentemente la cronaca ha raccontato di forti conflitti interni dovuti a problematiche nazionalistiche.
Un blogger boliviano, Alberto Medrano blog: elaltonoticias. , giovane giornalista indipendente, mi racconta la realtà della Bolivia, i suoi lati più oscuri, i suoi bisogni, la sua fame di sapere. Si tratta di una testimonianza di assoluto rilievo perché la Bolivia, tra i paesi sudamericani , è uno di quelli di cui meno si parla.
Alberto, so che sei laureato in scienze della comunicazione, ti occupi di un blog in cui racconti la cronaca di El Alto città alla periferia di La Paz, ti posso chiedere quali sono i tuoi sogni e le tue ambizioni professionali.
La mia aspirazione è quella di esercitare il mio ruolo di giornalista e comunicatore senza essere piegato a gruppi di potere, ma identificarmi con la società e la mia città El Alto.
El Alto è la terza città della Bolivia con maggior crescita demografica e come abitante “alteno” voglio mostrare al mondo attraverso un blog, ciò che accade in questa città le cose che i media non dicono e alle quali non danno nemmeno una briciola d’importanza.
Mi piacerebbe moltissimo fare il giro del mondo, conoscere l’Europa, l’Asia ed altri stati ma in El Alto e Bolivia dovrei lavorare troppo per ramazzare fino agli ultimi centesimi, ma tra i miei progetti c’è quello di recarmi dalle tue parti sempre che tu mi possa aiutare…..
In queste ultime settimane la Bolivia è finita sulla cronache dei media di tutto il mondo per una spaccatura che si è creata tra la parte più ricca del paese , santa Cruz, che mira a raggiungere un’autonomia e l’altra parte più povera. Il presidente Morales ha indetto un referendum a tal proposito…. Come sono andate le cose?
Attualmente la spaccatura della Bolivia è dovuta al potere politico ed economico, a Santa Cruz sono insediate le grandi logge latifondiste composte da latifondisti stranieri, dall’altra parte, nell’ ottobre 2003, El Alto ha espulso dal paese Gonzalo Sánchez de Lozada dopo aver versato sangue con la morte di 80 persone. La richiesta del popolo di El Alto era quella di non esportare il gas ma industrializzarlo in Bolivia, ma “Goni” ( Gonzalo Sánchez) è riuscito ad imporre la sua decisione.
Secondo me la feudale-borghesia si è concentrata nell’est della Bolivia e sono precisamente loro che chiedono l’autonomia, ma non sono tutti perché il 4 maggio nel referendum per l’autonomia il 34% degli abitanti di Santa Cruz non è andato alle urne.
La Bolivia sta vivendo un’eccessiva realtà di agitazione politica, c’è molto razzismo, penso che sia dovuto all’impronta di 500 anni lasciata dagli spagnoli e questo è anche un prodotto del processo di cambiamento che sta attraversando il governo di Evo Morales.
A modo di rassegna storica, negli ultimi 30 anni la Bolivia ha avuto dei governi dittatoriali, civili, democratici, sono una diversità di fattori che fanno si che il paese attuale sia “debole”, a tutto questo dobbiamo aggiungere che la Bolivia ha 36 etnie, ed Evo Morales è relativamente identificato con le classi sociali più emarginate.
Pensi sia possibile una coesione ancora più forte tra i paesi del sud America o pensi che le tante etnie rendono la cosa impossibile? A tal proposito la figura di Chavez in occidente accende molte luci e ombre, cosa ne pensi?
Penso che la Bolivia sia il riflesso del Latinoamerica dato che Bolivia è l’unico paese del Sudamerica dove le etnie sono riconosciute dalla Costituzione Politica dello Stato, ad esempio, gli indigeni del Cile: “Los Mapuches” sono segregati perché sono ancora ritenuti gente molto conflittuale…. e sono emarginati dalla Costituzione del loro paese.
L’idea di Chavez ed Evo è quella di creare un apparato politico socialista in Latinoamerica ispirato a Fidel Castro ma il principale ostacolo è rappresentato dagli Stati Uniti (lo zio Sam come li chiamano qui), ciò nonostante ognuno di loro ha un’opposizione nel proprio paese, in Bolivia la principale opposizione del Governo sono i Comitati Civici, in particolare quello di Santa Cruz i cui lider sono Marinkovic di origine straniera ed alcuni prefetti che si sono organizzati nella “mezza luna”.
L’informazione in Bolivia ti senti di poter dire che è libera oppure è condizionata da lobby?
Per quanto riguarda l’informazione, in Bolivia, el Governo del MAS e l’opposizione tirano l’acqua al proprio mulino, per dire, i media dei “cruceños” ( abitanti di Santa Cruz) sono UNITEL, el Nuevo Dia, .Bolivia.com , ed i supporti mediatici del Governo di Evo sono Canal 7, Radio Patria Nueva, e le radio comunitarie, che Evo ha installato in diverse comunità della Bolivia.
I gruppi di potere e le logge controllano i media, perciò noi ascoltatori siamo vittime di una tremenda manipolazione dell’informazione, non si discute che l’ovest del paese esiga l’unità, mentre l’est attacca e cerca di persuadere con i suoi media per ottenere l’autonomia e l’indipendenza della Repubblica di Santa Cruz.
Un altro dato, persino Internet in Santa Cruz è in fortissimo sviluppo mentre noi “alteños” ( El Alto) siamo indietro proprio per mancanza di sensibilizazzione verso la rete.
La rete anche in sud America si sta sempre più diffondendo, so che in Bolivia l’accesso ad internet è ancora un’opportunità per pochi. Come è percepita dai giovani la rete?
C’è poca sensibilizzazione nell’utilizzo di Internet, che dovrebbe essere una risorsa di prima necessità, dovremmo avere la rete installata nelle nostre case, ma non è così, al massimo in El Alto ci sono i “cafés internet” (dove sono in questo momento), il costo è di 2 pesi boliviani ed a volte alcuni blogger di El Alto fanno fatica ad inviare i post per via della scarsa qualità del servizio.
Un indicatore della poca conoscenza di Internet si vede nei giovani, quando la maggioranza di loro usano la chat per cercare amici senza mostrare un po’ di personalità, un blog sarebbe uno strumento molto utile tu cosa dici? I più furbi li usano per tenersi in contatto con le loro famiglie che abitano all’estero.
Dalla vostra latitudine com’è visto l’Europa? Come un modello, oppure è assimilato semplicemente al modello americano?
Mi sembra che l’Europa sia molto sviluppata, c’è un’altra disciplina che si impone, un’altra amministrazione pubblica, sicuramente le società sono impegnate con loro stesse…. ad esempio, l’Europa dovrebbe incentivare molti boliviani ad emigrare in Spagna tutti gli anni. Il Sudamerica sta attraversando un momento di profondi cambiamenti, per via dell’economia e del potere politico.
En español
El viaje entre los bloggers de Sudamérica me ha llevado esta vez a Bolivia, un país que recientemente ha vivido fuertes conflictos internos debidos a problemas de carácter nacionalista.
Un blogger boliviano, Alberto Medrano blog: elaltonoticias. , joven periodista indipendente, me cuenta la realidad de su país, sus lados más oscuros, sus necesidades, sus ganas de saber. Se trata de un relato muy interesante porque Bolivia es uno de los países latinoamericanos de los que se habla menos.
Alberto, sé que eres licenciado en ciencias de la comunicación y que tienes un blog en el que cuentas la vida cotidiana de tu ciudad, El Alto, que está situada en las afueras de La Paz. ¿Puedo preguntarte cuáles son tus sueños y aspiraciones profesionales?
Mis aspiraciones personales se enmarcar en ejercer mi rol como periodista y comunicador, y no tan inclinada a los grupos de poder, sino identificada con la sociedad y mi ciudad de El Alto.
A propósito El Alto es la tercera ciudad con mayor crecimiento demográfico en los últimos años, y como habitante alteño quiero mostrarle al mundo a través de un blog lo que sucede en esta ciudad, y que los medios de comunicación de masas no muestran y no le brindan un poco de importancia.
Me gustaría muchísimo recorrer el mundo, conocer Europa, Asia y otros Estados, pero en El Alto y Bolivia tendría que trabajar demasiado y juntar hasta los últimos centavos, pero en mis planes esta llegar por donde tu estas, y haber si en algún momento me ayudas.
En estas últimas semanas se ha hablado de Bolivia en todo el mundo debido a una división que se ha credo entre la
parte más rica del país, Santa Cruz, que reclama la autonomía y la parte más pobre. El presidente Morales ha convocado un referendum… ¿Cómo están las cosas?
La división de Bolivia en la actualidad se debe al poder político y económico, por ejemplo en Santa Cruz están enfrascadas grandes logias latifundistas, compuesto por terratenientes extranjeros, y por otro lado en Octubre de 2003, El Alto ha expulsado a Gonzalo Sánchez de Lozada de Bolivia, después de regar sangre con la muerte de 80 personas, el pedido del pueblo y principalmente de El Alto era no exportar el Gas e industrializarlo en Bolivia, pero Goni impuso su decisión.
Desde mi punto de vista la feudal-burguesía se ha reclutado en el oriente boliviano, y son precisamente ellos los que piden autonomía, pero “no son todos”, por que el 4 de mayo en el referéndum autonómico, el 34% por ciento de los cruceños se abstenieron de ir a las urnas.
Bolivia esta viviendo en la coyuntura, una excesiva realidad de agitación política, existe mucho “racismo”, yo creo que debe a los rasgos de 500 años que han dejado los españoles y esto también es producto del “proceso de cambio”, que esta atravesando el Gobierno de Evo Morales.
A modo de reseña histórica, los últimos 30 años Bolivia ha tenido gobiernos dictatoriales, civiles, democráticos, son una diversidad de factores que hacen que el Estado actual se halle “débil”, a esto se agrega que Bolivia tiene 36 etnias, de poblaciones y originarios, es decir una multi diversidad de aborígenes, y Evo Morales esta relativamente identificado con las clases mas excluidas.
Piensas que es posible una unión aún más fuerte entre los países sudamericanos o crees que la diversidad de pueblos y etnias hacen que sea una empresa imposible? En cuanto a ésto, Chavez es visto en Europa como un político ambiguo…¿tú qué dices?
Yo creo que Bolivia es el reflejo de Latinoamérica, pues Bolivia es el único país en Sudamérica donde siguen vigentes las etnias y están respaldadas bajo la Constitución Política del Estado, por ejemplo en Chile, sus indígenas: “Los Mapuches”, están relegados aun son considerados como tipos conflictivos, y están marginados en la Constitución de su país.
La idea de Chávez y Evo era conformar una aparato político socialista en Latinoamérica, encabezada por Fidel Castro, pero el principal escollo fue EE.UU. (el tío Sam como le llama aquí), sin embargo cada uno de ellos tiene oposición en su país, en Bolivia la principal oposición del Gobierno de turno son los Comités Cívicos, mas que todo de Santa Cruz, liderizado por Marinkovic, de origen foráneo y algunos prefectos organizados en la “media
luna”.
¿En Bolivia la información es libre o está manipulada por las lobbies?
En relación a la información, en Bolivia, el Gobierno del MAS y su oposición reman a su propio molino, por decirte los medios de los cruceños son UNITEL, el Nuevo Día, .Bolivia.com, y el apoyo mediático del Gobierno de Evo es canal 7, Radio Patria Nueva y las radios comunitarias, que ha instalado Evo en varias comunidades de Bolivia.
Las grupos de poder y las logias tienen el poder de los medios, por ello los receptores somos victimas de un manoseo tremendo de la información, no se discute que el occidente del país exige la unidad del país, mientras, el oriente ataca y persuade con sus instrumentos de comunicación por la autonomía e independencia de la Republica de Santa Cruz.
Otro dato, hasta la red Internet en Santa Cruz esta avanzando de gran manera y los alteños estamos desactualizados por falta de concienciación.
Internet se está difundiendo cada vez más en Sudamérica. Sé que en Bolivia el acceso a Internet es todavía para una minoría. ¿Qué piensan los jóvenes de Internet?
Existe muy poca concienciación sobre el manejo de Internet, por decirte ya debería ser recurso de primera utilidad, deberíamos tener red instalada en nuestros hogares, pero no sucede eso, lo mas que existe en El Alto son “cafés internet” (donde estoy en este momento), el costo es de 2 Bs, (pesos bolivianos), y a veces a algunos bloggeros de El Alto se nos hace difícil postear, por la baja calidad del servicio.
Un indicador del deficiente conocimiento, se evidencia en los jóvenes, cuando la mayoría de ellos solo recurren al chat para buscar amigos, sin mostrar un poco de identidad, un blog seria muy buena herramienta para mostrar su faceta personal o que dices?, y los mas diestros le sacan provecho contactándose con sus familias que se hallan en el exterior.
Desde vuestra perspectiva ¿cómo véis Europa? ¿Cómo un modelo a seguir o simplemente igual al modelo americano?
Me parece que Europa tiene un avance significativo, existe otra disciplina, se impone otra administración publica, seguro que las sociedades están comprometidas consigo mismas, esta estructura debe promover a que muchos bolivianos emigran rumbo a España año tras año. En pocas palabras Sudamérica esta en un proceso de cambio profundo, a causa de la economía y el poder político.
A modo de charla…….. y anécdotas
Nota.- A modo de anécdota, me recuerdo cuando Roberto Baggio fallo el penal en la final de USA 94, cuando Bolivia participo, y muchos eramos chiquillos, yo me encontraba en la primaria con mis 11 años, en ese mundial cuando Brasil, el equipo de Romario, Bebeto, Taffarel salio campeon del mundo, y al cual mi Bolivia la derroto en agosto de 1993 en el Siles, posteriormente vista como el “verdugo” de Brasil y de la FIFA por su respaldo economico, por que tu sabes que hasta nuestros dias sigue la polemica del veto a la altuara a los escenarios elevados a nivel del mar.
Otro apunte, en las calles y tiendas de El Alto es muy vista la Campeón League, tiene una teleaudiencia muy comprometida con el futbol de Europa.
Il blog del Parra intervista Alessandro Bergonzoni
Il blog del Parra questa volta ha fatto le cose in grande, armato di pazienza e poco altro, visto che odio i pantaloni con tante tasche, è riuscito a far giungere le sue domande ad Alessandro Bergonzoni, autore, attore, scrittore, insomma… uno che con le parole sa giocare come pochi, mi spingo oltre, un “designer” della lingua italiana, e vai…. Basta un sorso di wikipedia per ripercorrere la sua carriera, impegnato con il suo ultimo spettacolo Nel, tra una pausa e l’altra ha trovato il tempo per rispondere a qualche mia domanda. Ancora Grazie maestro!
tra mille e sottopongo questo piccolo mondo all’altro regista del mio spettacolo che si chiama Riccardo Rodolfi.
Il massimo del musicale è stato una canzone per Piero Pelù, una per un gruppo rock a billy Dennis and the Jet e una canzone per gli Stadio, per quanto riguarda me ho ben poche voglie anche se un’opera di cui qualcosa si è visto lo scorso spettacolo mi intrica, dalla musica da camera con voci a qualcosa alla John Cage. No cori alpini (?)
Fino allo scorso anno la galleria d’arte moderna la aprì Mauro Bellei architetto e amico nostro che ci ha accompagnato fino a Predisporsi al Micidiale. Da Nel avendo pensato io alle scene posso dirti che la concomitante apertura della mia prima mostra, che è nata in febbraio e si chiude lunedì prossimo, non è certo il vero motivo per cui ho cominciato a dipingere delle scenografie, né viceversa, anzi terrei le due cose se possibile distinte almeno ancora per un po’ alla mia maniera, anche se credo che scrittura segni, catrame, legno, ferro, tratti e ritratti avranno, se già non hanno, in me una strada percorribile. Chi è riuscito ad arrivare alla Galleria Scognamiglio d’Arte Contemporanea di Napoli ha potuto notare tutto questo senza negare di sapermi attore o scrittore, ma sicuramente cominciando un viaggio anche diverso.
Sicuramente la parola sticto magnella mi ricorda troppo Magnella Sticti che l’ha inventata e che ha investito il mio canarino preferito senza gabbia.
La rete intervista la rete / italiano – español

Il blog del Parra, “L’officina dell’outsider” intervista il poeta messicano Humberto Garza, dal 1964 residente ad Houston. www.humbertogarza.com
Hai iniziato ad amare presto la poesia oppure è stato un amore più sofferto?
E’ da quando sono nato che amo la poesia, in quarta elementare recitavo nei saggi della fine dell’anno scolastico. Forse è il fatto di aver imparato a memoria dei poemi in quelle occasioni, che mi ha aiutato a scrivere con una certa facilità già a 11, 12 anni. Amici ed insegnanti mi davano alcune dritte su un tema ed io lo sviluppavo in verso con rima consonante senza alcuna fatica.
Mi piace molto la tua poesia “ Extraterrestre ”, è un viaggio per immagini che sanno rapirti, come ti è nata l’idea di scriverla?
Scrivere Poesia è come andare a pesca; a volte uno si porta a casa un bel pesce grosso e a volte torna a casa a mani vuote. “Extraterrestre” è scritta in versi semiliberi. Il mio scopo in questo poema era quello di descrivere una “amica” dalla condotta più bislacca che “El extranjero” di Alfredo Camus. Io, spoglio di metro e ritmi predefiniti e con il sostegno del virtuosismo poetico pieno di tragica bellezza che a volte ci assiste quando componiamo… Le immagini, metafore e frasi forti sono arrivate in modo tale che quasi non ci fu la necessità di controllarla. Non l’ho riletta più di dieci volte quando ho fatto le correzioni.
Una domanda forse un po’ insolita: Quando ti rendi conto che una poesia è terminata?
Sono uno di quei poeti che non ritengono mai i loro lavori completamente compiuti. Posso arrivare a ritenerli semi – accettabili, ma mai compiuti. La Poesia ha molti elementi che, tralasciati o disattesi, possono fare diminuire e persino oscurare il suo fascino. Il poeta, come gli altri professionisti, è in costante evoluzione, e quello che ieri ritenevamo ideale e quasi perfetto, nel giro di qualche mese può sembrarci incompleto e senza sostanza. E’ da bilioni di anni che la natura perfeziona le sue opere. Lei crea capolavori. Noi… abbiamo soltanto una vita breve per creare capolavori. L’impegno che ci mettiamo nel cercare di creare capolavori è quasi inutile. In particolare quando scrivere non è il mestiere che ci dà da mangiare.
A scuola da bambini ti insegnano ad imparare le poesie a memoria, secondo te è il modo migliore per avvicinarsi alla poesia?
La natura umana è un’immensità di stravaganze e diversità, i bambini malgrado la loro apparente innocenza e malleabilità non sono un’eccezione. Se a un bambino furbetto gli si fornisce degli epigrammi o poemi umoristici… si seminerà un seme in terreno fertile. La stessa cosa accade se a un bambino di natura romantica fornisco dei madrigali e poemi di carattere amatorio. Lo stesso accade se a un bambino bellicoso ed energico gli fornisco dei poemi epici. All’essere umano piace imparare a memoria le cose che gli piacciono, la poesia è varia e ce n’è per tutti, ma va seminata con cura. Se costringo una mente infantile ad imparare a memoria temi che non sono di suo gradimento, quella mente non soltanto finirà per odiare la Poesia, ma odierà anche il reclutatore di recitatori di poesie.
Non posso sfuggire la domanda: quali sono i tuoi tre poeti preferiti e quali aggettivi daresti ad ognuno?
Shakespeare, Lorca e Swinburne.
William Shakespeare è Dio. Dubito che ci sia un poeta che abbia maneggiato o riesca a usare un vocabolario così forbito come ha fatto lui. La sua padronanza nel dotare ognuno dei suoi personaggi dell’espressività idonea e la sua magistrale eloquenza poetica gli consentirono di diventare signore e padrone del repertorio teatrale mondiale. L’ultimo poeta che morirà nella memoria umana…sarà Shakespeare.
Federico Garcia Lorca è il Poeta. Dopo Shakespeare detiene lui il secondo posto nel repertorio teatrale mondiale. Non è mai stato bravo a scuola e questo lo si capisce da errori tecnici e temperamentali che vengono fuori in maniera molto velata nelle sue opere e che soltanto un esperto può individuare. La forza delle sue metafore e la dimestichezza nello scrivere frasi forti e geniali lo renderà “Intoccabile” nei secoli dei secoli!
Algernon Charles Swinburne. Re del Ritmo, Metro e Rima. Mai poeta sarà in grado di sottoporsi a ferree regole e raggiungere la spontanea eccellenza come fece lui. Non ci saranno mai due Swinburn! Coloro che vogliono scrivere perfettamente devono rivolgersi a lui.
En español
¿Cuándo descubriste tu amor por la poesía?
Nací amándola, desde que estaba en cuarto año de
enseñanza primaria declamaba en festivales escolares;
el memorizar poemas para recitar en dichos eventos
posiblemente fue lo que me ayudó a versificar con gran
facilidad al principiar a escribir; esto empezó a
suceder cuando yo tenía 11 ó 12 años. A esa edad,
amigos y profesores me esbozaban un tema y yo lo
desarrollaba en verso rimado consonantemente sin
esfuerzo alguno.
Me gusta mucho tu poesía “ Extraterrestre “, es un
viaje a través de imágenes cautivadoras ¿cómo se te
ocurrió escribirla?
Escribir Poesía es como ir de pesca; en ocasiones
regresa uno con un buen pez a casa, en otras regresa
con las manos vacías. “Extraterrestre” está escrita en
verso semi-libre. En ese poema mi objetivo era
describir a una “amiga” de conducta más extraña que;
“El extranjero” de Alfredo Camus. Yo, libre de metro y
ritmo predefinidos y con el apoyo de la pirotecnia
llena de trágica belleza que a veces nos asiste al
componer… Las imágenes, metáforas y frases fuertes
llegaron de tal modo que la necesidad de revisión fue
mínima. No le di más de diez repasos al hacer
correcciones.
Una pregunta quizás algo insólita. ¿Cuándo
consideras que una poesía está terminada?
Soy de los poetas que jamás consideran sus trabajos
completamente terminados. Puedo llegar a considerarlos
“semi-aceptables”, pero nunca terminados. La Poesía
tiene muchos elementos que de ser pasados por alto o
desatendidos, llegan a disminuir y hasta oscurecer su
atractivo. El poeta, al igual que el resto de los
profesionistas, evoluciona constantemente, y lo que
ayer veíamos como ideal y casi perfecto; al cabo de
unos meses puede resultarnos incompleto y hasta
insustancial. La naturaleza tiene billones de años
perfeccionando sus obras. Ella crea excelencias.
Nosotros… sólo tenemos una corta vida para crear
“excelencias”. El empeño que ponemos al tratar de
crear grandiosidades es casi inútil. Especialmente
cuando el escribir no es el oficio que nos brinda el
sustento diario.
En el colegio a los niños les hacen aprender las
poesías de memoria, según tu opinión ¿es el mejor modo
para acercarse a la poesía?
La naturaleza humana es una inmensidad de
extravagancias y diversidades; los niños, a pesar de
su aparente inocencia y plasticidad no son la
excepción. Si a un niño pícaro le suministro epigramas
y poemas humorísticos… voy a sembrar semilla en
terreno fértil. Lo mismo va a suceder si a un niño de
naturaleza romántica le suministro madrigales y poemas
de carácter amatorio. Igual va a ocurrir si a un niño
beligerante y enérgico le procuro épicas. El ser
humano gusta memorizar cosas que le agradan; la poesía
es heterogénea, tiene para todos; pero debe ser
sembrada con cuidado. Si pongo una mente infantil a
memorizar temas que no es de su agrado, esa mente…
no sólo va a odiar la Poesía, va a odiar al reclutador
de rapsodas también.
No puedo evitar preguntarte quiénes son tus tres
poetas favoritos e con qué adjetivos definirías a cada
uno de ellos.
Shakespeare, Lorca y Swinburne.
William Shakespeare es Dios. Dudo que poeta alguno
haya amasado o logre amasar un vocabulario comparable
al de él. Su destreza para dotar con la expresividad
adecuada a cada uno de sus personajes, y su magistral
elocuencia poética lo hizo amo y señor del repertorio
teatral mundial. El último poeta que va a morir en la
memoria humana… va a ser Shakespeare.
Federico García Lorca es el POETA. Después de
Shakespeare, él ocupa el segundo lugar en el
repertorio teatral mundial. Nunca fue buen estudiante
en la escuela, esto se exhibe en errores técnicos y
temperamentales que se proyectan… tan sutilmente en
sus obras, que sólo un iniciado los puede detectar. Su
fuerza metafórica y habilidad para escribir frases
fuertes y geniales lo mantendrá ¡“Intocable” por los
siglos de los siglos!
Algernon Charles Swinburne. Rey del Ritmo, Metro y
Rima. Jamás poeta alguno va a ser capaz de someterse
a tantísimo constreñimiento y lograr la excelsitud
espontánea que logró él. ¡Nunca habrá dos Swinburnes!
Quienes quieren escribir perfecto, deben ir a él.
La rete intervista la rete / La red entrevista a la red
Il blog del Parra intervista ( italiano-spagnolo) il pittore spagnolo Ricardo Gómez de Cádiz
blog: gomezdecadiz.
Ho sempre considerato i quadri un punto di vista sul mondo, tu cosa racconti attraverso i tuoi quadri?
Innanzitutto, per quanto riguarda ciò che voglio esprimere attraverso i miei quadri, è un modo per dare sfogo ai miei pensieri e poi vorrebbe essere anche una critica all’arte con la A maiuscola e ciò che essa stessa rappresenta.
Una curiosità: cosa provi quando ti trovi davanti una tela bianca, poco prima di iniziare un tuo lavoro. Ansia, gioia, dubbi…
Diciamo che provo dubbi ed ansia prima di vedere il lavoro compiuto, poi a volte dispero quando ci metto tanto tempo a finire un quadro.
Ho letto che hai subito molto l’influenza dei surrealisti, Dalì, Magritte, e prima ancora da Modigliani, mentre non nomini il cubismo di Picasso, c’è un motivo particolare?
Per quanto riguarda le mie influenze, sono sempre stato attratto dal Surrealismo perché mi piaceva e continua a piacermi, forse non come prima. Sono sempre stato attratto dalla pittura che raffigura un qualcosa di reale anche se è nell’irrealtà, da qui il fascino che provo nei confronti del Surrealismo ed anche dell’iperrealismo, ed in particolare per l’opera di Antonio Lopez.
Negli ultimi tempi subisco parecchi dubbi su cosa mi piace veramente, curiosamente mi piace sempre di più l’arte astratta alla quale non mi ero mai interessato molto in passato. Forse, solo nel corso del tempo si riescono ad apprezzare molte delle cose che hanno attraversato il nostro vissuto.
Non sono mai riuscito a capire perché sono stato rapito da Modigliani, forse per le sue opere con quegli sguardi persi… e come ti dicevo prima è un pittore sul quale non mi ero mai soffermato, se non per una curiosità dovuta.
Per quanto riguarda Picasso, anche se riconosco che il suo lavoro è stato molto intenso, credo, con tutto il rispetto che si merita, che gli sia stata attribuita un’eccessiva importanza, forse anche politica verso le sue opera.
Ed il cubismo nemmeno è una sua invenzione, c’erano già altri pittori meno conosciuti che operavano in questo movimento artistico.
Mi incuriosisce molto quella cultura espressa dalla strada, faccio un nome, Keith Haring, figlio degli anni 70/80, forse anche Dada, oggi, secondo te che direzione sta prendendo la pittura?
Conosco un po’ l’opera di Haring, anche se non oserei inquadrala in nessun ambito che vada oltre la Pop Art o i graffitti, che considero comunque una delle tante forme dell‘arte contemporanea.
Secondo me, attualmente il concetto di arte è molto svalutato, non è importante che un dipinto ti piaccia o meno ma quello che importa è chi lo firma e quanto può valere nel mercato.
Io, dal mio modesto punto di vista, intendo in un certo modo sfatare tutto questo, cercando di avvicinare l’arte ad un pubblico che non può accedere a una firma, ma che gode nell’avere a casa un’opera d’arte, diciamolo così, benché sia di “arte minore”.
Una domanda stupida: Che cosa, a tuo parere differenzia un’opera d’arte da un buon quadro?
Non la ritengo affatto stupida, ma riassume tutto quello che ho detto prima.
Io cerco di fare semplicemente un buon quadro, fregandomene del fatto se sia o meno un’opera d’arte, questo lo lascio agli “esperti” decidere cos’è un’opera d’arte e cosa non lo è.
In sostanza, credo che quando dipingo la mia intenzione non è quella di fare qualcosa d’”immortale”, semplicemente voglio godere dipingendo e come dico nel blog, che lo spettatore abbia un qualcosa in più di un quadro. E’ molto importante per me che chiunque, anche se non è un esperto di arte, possa avere un quadro di un pittore e un artista libero, non è importante se è un artista consacrato o meno.
En español
Siempre he considerado los cuadros como un punto de vista sobre el mundo ¿qué quieres expresar a través de tus cuadros?
En primer lugar,en cuanto a lo que quiero expresar a través de mis cuadros es una forma de dar salida a mis pensamientos,y en cierto modo creo que es una crítica al “arte con mayúsculas” y lo que representa todo ese mundo.Una curiosidad. ¿Qué sientes cuando estás delante de una tela blanca antes de empezar tu obra? ¿Angustia, alegría, dudas…?
En cuanto a la segunda pregunta,digamos que duda y ansiedad por ver el resultado final,a veces me desespero cuando llevo mucho tiempo con un cuadro sin terminar.
He leído que has recibido una fuerte influencia de pintores surrealistas como Dalí, Magritte, y aún antes, Modigliani pero no nombras el cubismo de Picasso ¿es por algún motivo en particular?
En cuanto a mis influencias,siempre me llamó la atención el Surrealismo porque me gustaba y me sigue gustando,aunque no tanto,la pintura en la que se ve algo real,aunque sea dentro de la irrealidad,de ahí mi gusto por el Surrealismo,y también el Hiperrealismo,entre ellos la obra de Antonio López. (.epdlp. ) Aunque ultimamente tengo bastantes dudas sobre lo que de verdad me gusta,pues curiosamente cada vez me gusta más el arte abstracto que nunca me había llamado en exceso la atención.
Quizás con el tiempo se llega a apreciar algo que antes no tení interés para mí.Modigliani,no se porqué me ha cautivado,quizás por sus obras con esas miradas perdidas…
y es como te decía antes un pintor en el que nunca me había fijado en exceso.
En cuanto a Picasso,aunque reconozco su trabajo que ha sido muy intenso,creo con todo el respeto que merece,que se le ha dado una excesiva importancia,incluso política a su obra.
Y el cubismo tampoco es un invento de él,ha habido otros pintores con menos difusión que también
estaban en ese movimiento.
Me interesa mucho la cultura que se expresa en la calle, cito un nombre, Keith Haring, hijo de los años 70/80, quizás un dadaísta, según tu opinión, hoy en día ¿qué dirección está tomando la pintura?
Conozco algo la obra de Haring,aunque no e atrevería a clasificarla en ningún apartado más allá del arte pop o el graffitti que también me parece una forma actual de arte.En mi opinión el arte actualmente está muy devaluado,ya no se aprecia el que una pintura te guste o no.Sino que lo que importa es quien la firma y cuanto puede valer en el mercado especulativo.
Yo desde mi modesto punto de vista,intento de alguna forma derribar todo esto,intentando acercar el arte a un público que no puede acceder a una firma,pero que disfruta teniendo en su casa una obra de arte,digámoslo así,aunque sea “arte menor”.
Una pregunta estúpida: ¿Cuál es la diferencia entre una obra de arte y un buen cuadro?
En cuanto a tu última pregunta no la considero estúpida ni mucho menos,justamente viene
a relacionar lo que decía antes.Yo lo que intento hacer es un buen cuadro,simplemente,sin importarme mucho que sea o no una obra de arte,eso lo dejo para los “expertos” en decidir que es una obra de arte y que no.
Creo que resumiendo un poco mi intención al pintar no es hacer algo “inmortal”,simplemente
quiero disfrutar pintando y como digo en el blog,que el espectador tenga algo más que un cuadro.
Es muy importante para mí ,que alguien aunque no sea un experto en arte,quiera tener un cuadro de alguien que se lo ha pintado a su gusto…sin importarle mucho si es un artista consagrado o no.
Il blog del Parra intervista Walter Fontana
Il mio ultimo spettacolo ha avuto tanto successo che la gente faceva a pugni per uscire.
Walter Fontana
Dopo che ho smesso di ridere come un imbecille per due minuti, ho deciso di contattare Walter Fontana ( .wikipedia. ) , umorista, scrittore, autore per la televisione e immagino molto altro ancora. Lavora da anni con la Gialappa’s, su .youtube. tra le tante cose ho trovato una delle sue celeberrime schede a Mai dire gol. Apprezzo molto anche il Walter Fontana scrittore, in libreria c’è il suo ultimo libro Visto che siete cani, pubblicato nella collana .24sette.it/ di Rizzoli.Caro Walter, grazie per aver accettato di fare queste due chiacchiere, la prima cosa che volevo domandarti, In uno spaccato televisivo in cui funzionano solo i tormentoni, come si difende un autore come te?
Mah non saprei. Prima di tutto devo confessarti che in realtà, pur lavorandoci abbastanza regolarmente, non sono un grande consumatore di tv, non sono così informato sulla programmazione e non lo dico per snobismo, mi rendo conto che è una mia mancanza. Ma è proprio mancanza di tempo e spesso anche di voglia di mettersi lì a guardare tutto un programma. Ad ogni modo lo spaccato televisivo di cui parli, in questo momento mi sembra particolarmente spaccato nel senso di frammentario.
Cioè voglio dire che oggi ci sono mille tv e dentro c’è di tutto, grandi paludi piuttosto standardizzate e improvvise boccate d’ossigeno (magari le due cose convivono a sorpresa anche nello stesso programma).
Cose che ho visto di recente che mi sono piaciute sono “Extras” (che andava se non sbaglio su Jimmy) una serie creata dagli stessi di “The Office”. Però anche il dopofestival con Elio e le Storie Tese, in un ambito del tutto diverso, ha riservato momenti molto belli. O la Cortellesi che fa la Santanché. Anche la prima serie di Boris mi è sembrata molto interessante. spero anche nella seconda.
Per quel che riguarda me, sarà una risposta deludente e banale, ma cerco di difendermi facendo qualcosa di divertente. Non è che mi proponga di cambiare il corso della storia dell’occidente. Per intenderci adesso sto curando una specie di parodia delle pubblicità dei siti di scommesse che adesso vanno tanto di moda. Una scheda di un minuto e mezzo che andrà in onda – credo – a maidiremartedì, che inizia a fine mese. Questo per dire che siamo sempre nell’ambito dello sketch, non dello scuotimento delle coscienze.
“Visto che siete cani” è il tuo ultimo libro uscito con Rizzoli, una domanda alla Marzullo (diurno), come elabori le tue storie, hai un canovaccio, scrivi di getto, usi il metodo “guido nella nebbia”… cioè, parti ma non sai bene dove andrai a finire….
No no, in questo caso mi sono costruito un piano di racconto molto solido. solo che poi mi sono accorto che non funzionava e ho riscritto tutto da capo. Alla fine ne è venuto fuori un romanzo, con tanto di passato remoto, personaggi strutturati e tutto l’armamentario del caso.Tra l’altro si tratta anche del tema della comicità visto come fenomeno sociale, il che forse rientra nel discorso che fai nella prima domanda. Nel romanzo c’è un personaggio che nota una specie di mutazione genetica: da arma di difesa dei deboli come è stata per secoli, la comicità è diventata uno strumento di oppressione usato dagli uomini di potere. Con la comicità sparata dal trono si zittisce un avversario, si umilia chi non può ribattere. Questo personaggio finisce per diventare una specie di guida carismatica per un gruppo di comici scadenti che lo seguono in imprese non del tutto legali.Questo è un po’ l’inizio del libro, adesso non te lo racconto tutto.
Comunque, a proposito di questo libro, è una risposta alla tua domanda: “come si difende un autore?”. E la risposta è: “Cercando di scrivere quello che gli interessa”.
Ultimamente sembra che solo alla radio si può ritrovare una ventata di umorismo non proprio da barzelletta…. Secondo te è solo un momento di transizione oppure le cose peggioreranno? Della rete e dei blog, che idea ti sei fatto?
Penso che ti deluderò anche su questo punto ma la radio la ascolto pochissimo, anche se mi piace molto. Anzi, in realtà mi piace così tanto che se accendo la radio non posso fare altro che ascoltarla. Però purtroppo non posso passare la vita a fissare nel vuoto con l’orecchio attaccato a un altoparlante. La rete e i blog mi attraggono molto e passo molto tempo a girovagare di sito in sito. Talmente tanto tempo che ho contratto la Sindrome di Wikipedia, che è una specie di incapacità sia di staccare con la rete di ramificazioni di parole e pensieri sia di chiudere qualsiasi discorso. Tipo me adesso.
La red entrevista la red / La rete intervista la rete
Pedro sono felicissimo di poterti incontrare, anche attraverso la rete, sono un po’ in soggezione perché io in matematica ero un asino e tu sei laureato in matematica pura. La prima domanda è banalissima, chi è Pedro Pablo Arencibia Cardoso?Sono una persona con un coefficiente d’intelligenza nella media, che in taluni momenti della vita ha pensato che anche i matematici sono persone da cui si deve aver paura, ma poi, in un momento successivo si può scoprire che non è così. Sono una persona che, come tante altre, ha tentato di trovare la verità durante tutta la sua vita, in questo stadio della vita ha la convinzione che la verità appartiene in maggior o minor misura a tutti, soltanto occorre quantificare la parte ed il peso della verità che ognuno possiede.
Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto il vivere a Cuba?
Da circa tre anni abito fisicamente fuori da Cuba, mai prima mi è stato consentito di uscire fuori da Cuba, nemmeno per fare il mio dottorato alla Lomonosov di Mosca o per recarmi a convegni scientifici, giusto per presentare le mie ricerche ed i miei risultati, sono stato invece costretto a farli presentare da un mio amico, perché per il regime era una persona di più fiducia. Il fatto di essere nato e vissuto a Cuba per più di 55 anni mi ha dato la fortuna, o la disgrazia, di conoscere cos’è una dittatura totalitaria ed i falsi messia così come i metodi di controllo e manipolazione che utilizzano alcune di queste dittature; metodi che sono abbinati alla ingannevole ma a volte attrattiva filosofia marxista, condotta da un individuo che incarna il peggio del caudillismo latinoamericano.
Durante quasi tutta la mia vita, il vivere a Cuba mi ha negato la possibilità di vivere in libertà, mi è stato negata la possibilità di godere di tutti i diritti che dovrebbe avere ogni essere umano.
Secondo te si può essere rivoluzionari senza avere ideologie?
Presumo di sì, credo sia possibile essere rivoluzionario e non avere ideologia politica. Ciò nonostante, non vedo le rivoluzioni come unica via per risolvere i problemi del mondo, e in particolare a Cuba. Da qualche parte c’è un proverbio forse di uno spagnolo, che dice che tutte le generazioni devono coinvolgersi in una Rivoluzione perché dopo si accorgano che era preferibile non esserne coinvolti.
Come ti immagini il futuro di Cuba?
Nel breve termine lo vedo nero, nel medio termine di colore grigio ed a lungo termine lo vedo con il verde della speranza. Il futuro di Cuba lo vedo come la profezie di San Antonio Maria Claret – aciprensa - che fu vescovo di Santiago de Cuba.
Da chi acquisteresti un’auto usata e perché? Chavez, Uribe, Raul Castro, Lula.
La prima cosa che farei sarebbe chiamare uno dei miei fratelli perché mi aiutasse nell’acquisto di questa macchina, dato che sono un ignorante in materia e chiunque mi può raggirare. Non la compreremmo né da Hugo Chavez né da Raul Castro. La compreremmo forse da Uribe, anche se Uribe vendesse questo modello ad un prezzo più elevato rispetto a Lula, l’importante è che non sia troppo elevato.
La tensione tra Venezuela e Colombia non si è del tutto allentata, come vedi la sorte di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi in mano alle Farc?
Ho l’impressione che Ingrid Betancourt sarà rilasciata e forse il suo aspetto davanti alle telecamere non sarà così penoso come viene descritto dai media. Per quanto riguarda gli altri ostaggi, può succedere di tutto.
Sono stato a La Havana due anni fa, quando c’era ancora Fidel, che aria si respira ora sull’isola con Raul Castro?
Non sono a Cuba ma presumo che l’aria sia la stessa che c’era quando in altre occasioni lo stesso Fidel Castro, con suo fratello complice, faceva nascere false speranze di cambiamento per il popolo cubano. La speranza è l’ultima a morire, anche se ribellarsi o anche semplicemente contraddire, costa molto caro, anche la vita….. Ci sono molti settori del popolo cubano che non credono che Raul dia il via a cambiamenti strutturali positivi, che del resto sono quelli di cui ha bisogno la nazione cubana ed il suo popolo.
Su Cuba non si contano i documentari, si sono cimentati i più importanti registi, ricordo Buena Vista Social Club di Wim Wenders, o più recentemente l’intervista fatta da Oliver Stone a Fidel. C’è secondo te un documentario che è riuscito a raccontare sinceramente Cuba?
Certamente nessuno di quei due è il migliore documentario su Cuba e sono abbastanza lontani dall’esserlo. Una cosa è la maestria cinematografica e un’altra il contenuto. Carlos Marx criticava Hegel dato che la sua ammirazione per lo Stato prussiano non gli consentì di vedere al di là, nonostante la sua profondità di pensiero.
Ti posso dire la Cuba del Ayer, documentario sulla Cuba di prima del 1959, alla quale occorre toglierle un po’ di colore rosa e di cartolina turistica ed aggiungerle magari alcune delle mancanze nel sociale che aveva la precedente Repubblica. Films o documentari di fiction come Alicia en el Pueblo de Maravillas, al quale mancano descrizioni sugli assassinati e torturati del regime castrista, rispecchiano meglio la realtà cubana prima e dopo il trionfo del 1959 della coalizione antibatistiana. Trionfo falsamente attribuito alle forze della Vertiente de la montana del Movimento 26 luglio comandato da Fidel Castro. Fidel Castro assunse in base al Patto di Caracas del 1958 il comando militare della coalizione antibaistiana, dato che si era rifiutato di partecipare al Patto di Miami, anche se il suo delegato l’aveva firmato, solo perché non lo nominavano Comandante en Jefe; così le altre forze antibatistianas non vollero fare a meno di contare su questa importante forza e cedettero a questa richiesta castrista. Fidel Castro non voleva soltanto il potere ma tutto il potere e di forma vitalizia come lo ha dimostrato il suo quasi mezzo secolo di attaccamento al Potere; ora, tanto per farti capire, è rimasto il Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba e il Partito è la forza reggente la società cubana secondo l’articolo 5 della Costituzione cubana vigente.
En español
El blog del Parra abre hoy con una entrevista que hice a Pedro Pablo Arencibia Cardoso, licenciado en Matemática Pura en la Universidad de La Habana (UH) y Catedrático universitario con 24 años de experiencia en la docencia universitaria cubana; posee la Categoría Docente Principal de Profesor Titular universitario. Fue expulsado el 29 de enero de 1997 del Instituto Superior Pedagógico de Pinar del Río ( universidad de perfil formativo o pedagógico) por motivos políticos.
Blog: /baracuteycubano.Agradezco a Pedro por la entrevista.
Estoy muy contento de conocerte aunque sea virtualmente, me das miedo porque yo era un burro en matemáticas y tu eres licenciado nada menos que en matemáticas puras… La primera pregunta es muy banal pero pienso que sea útil:
¿Quién es Pedro Pablo Arencibia Cardoso?
Soy una persona promedio en inteligencia, que en determinados momentos de su vida pensó también que los matemáticos eran personas a los que había que tener miedo, pero que posteriormente comprendió que no era para tanto. Soy una persona que, cómo tantas !, ha tratando de encontrar la verdad durante casi toda su vida y que a estas alturas de la vida tiene la convicción que la verdad pertenece en mayor o menor medida a todos y que solamente hay que determinar la parte y el peso de la verdad que tiene cada cual.
¿Qué te ha dado y qué te ha quitado vivir en Cuba?
Desde hace aproximadamente tres años vivo físicamente fuera de Cuba; nunca antes se me había permitido salir al exterior cubano ni siquiera para hacer mis estudios de doctorado en la Lomonosov de Moscú o a diferentes eventos científicos para presentar mis trabajos y resultados, los cuales eran presentados por un amigo mio de más confianza para el régimen en nombre de ambos.
El haber nacido y vivido en Cuba durante más de 55 años me ha dado la suerte, o la desgracia, de conocer lo que es una dictadura totalitaria y los falsos mesías así como los métodos de control y manipulación que utilizan algunas de esas dictaduras; métodos que son conjugados con la engañosa ( pero a veces atractiva) filosofía marxista, conducida por un individuo que encarna lo peor del caudillismo latinoamericano. Durante casi toda mi vida, el vivir en Cuba me quitó el vivir en LIbertad y de disfrutar de los derechos que todos los seres humanos tenemos .
Según tu opinión ¿Se puede ser revolucionario sin tener ideologías?
Supongo que sí, que es posible ser revolucionario y no tener ideología política. No obstante, no veo a las Revoluciones como la vía para solucionar los problemas que tiene el mundo, y en particular Cuba. Por ahí hay un refrán, ¿de un español ? que dice que toda generación debe involucrarse en una Revolución para después darse cuenta que no debió involucrarse en ella.
¿Cómo te imaginas el futuro de Cuba?
A corto plazo lo veo de color negro, a mediano plazo de color gris y a largo plazo lo veo con el verde de la esperanza . El futuro de Cuba lo veo como la profecía de San Antonio María Claret http://www.aciprensa.com/noticia.php?n=13544 quien fuera Obispo de Santiago de Cuba.
Si tuvieras que comprarte un coche de segunda mano. ¿A quién se lo comprarías: a Chávez, a Uribe, a Raúl Castro o a Lula?Lo primero que haría es llamar a uno de mis hermanos para que me ayudara en la compra de ese carro, pues en eso soy un ignorante y cualquiera me pasa ¨gato por liebre ¨. No iría a nada relacionado con Hugo Chávez o Raúl Castro. Se lo compraríamos a Uribe aunque Uribe vendiera ese modelo y ese año un poco, no mucho, más caro que Lula.
La tensión entre Venezuela y Colombia es muy fuerte, ¿cómo ves la suerte de Ingrid Betancourt y de los demás rehenes en poder de las Farc?Tengo la impresión que Ingrid Betancourt será liberada y su aspecto ante las cámaras no será tan lamentable como aparece en la foto del video. Sobre los otros puede pasar cualquier cosa.
Estuve en La Habana hace dos años cuando todavía Fidel Castro estaba en el poder, ¿qué ambiente se respira con la subida al poder de Raúl?
No estoy en Cuba, pero supongo que el aire sea el mismo que había cuando en otras ocasiones el propio Fidel Castro, con su hermano de cómplice, hacía nacer falsas esperanzas de cambio en parte del pueblo cubano. La esperanza es lo último que se pierde y más cuando rebelarse, o simplemente contradecir, cuesta tan caro como la vida. Hay sectores del pueblo cubano que no creen que Raúl Castro inicie cambios estructurales positivos, que son los que necesita la nación cubana y su pueblo.
Hay infinidad de documentales sobre Cuba realizados por los mejores directores de cine a nivel mundial, por ejemplo “Buena Vista Social Club” de Wim Wenders o la entrevista que Oliver Stone hizo a Fidel. En general, según tu opinión ¿cuál es el mejor?
Por supuesto que ninguno de esos dos es el mejor documental sobre Cuba, y están bastante lejos de serlo. Una cosa es la maestría cinematofráfica y otra el contenido. Carlos Marx le criticaba a Hegel que su admiración por el Estado prusiano no lo dejó ver más allá pese a su profundidad de pensamiento.
La Cuba del Ayer , documental sobre la Cuba anterior a 1959, a la que hay que quitarle un poco de color rosa y de postal turística y adicionarle algunas de las deficiencias en lo social que tenía la anterior República, y películas o films de ficción como Alicia en el Pueblo de Maravillas, al que le falta los asesinatos y torturados físicamente por el régimen castrista, reflejan respectivamente mejor la realidad cubana antes y después del triunfo de 1959 de la coalición antibastistiana; triunfo falsamente adjudicado a las fuerzas de la vertiente de la montaña del Movimiente 26 de Julio lidereada por Fidel Castro.Por cierto, Fidel Castro asumió por el Pacto de Caracas de 1958 el mando militar de la coalición antibatistiana, ya que se había negado a participar en el Pacto de Miami, pese a que su delegado lo firmó, ya que no lo nombraba Comandante en Jefe; las otras fuerzas antibatistianas no quisieron dejr de contar con esa importante fuerza y accedieron a ese pedido Castrista. Fidel Castro quería no sólo el poder sino todo el Poder y de forma vitalicia como lo ha demostrado su casi medio siglo de aferramiento al Poder Total; todavía es el Primer Secretario del Partido Comunista de Cuba y el Partido es la fuerza rectora de la sociedad cubana según el artículo 5 de la Constitución cubana vigente
La rete intervista la rete / La red entrevista a la red
Constanza ancora molte grazie per aver accettato di fare questa chiacchierata, chissà che non possa essere anche una piccola opportunità per far conoscere a sempre più persone la situazione in cui versa la Colombia, raccontata da una giornalista come te che sta sul campo.
La prima domanda è se ci sono novità di queste ultime ore sulla sorte di tutte le migliaia di persone rapite dalle Farc, ovunque ricorre il nome della Betaencourt, recentemente i suoi familiari sono stati anche a Roma dal Papa.
Si, ci sono delle novità, non posso essere certa sulle date, dopo il 20 di febbraio aspettiamo il rilascio unilaterale di 3 ostaggi civili (Gloria Polanco de Losada, Luis Eladio Pérez y Orlando Beltrán Cuellar) e grazie nuovamente alla mediazione di Hugo Chavez e alla senatrice colombiana Piedad Córdoba dovrebbero essere rilasciati in territorio colombiano. I tre ostaggi furono rapiti in varie fasi nel 2001. Con loro saranno già 5 i rilasci unilaterali di civili, mentre restano ancora nella mani delle Farc altri 5 ostaggi, compresa naturalmente Ingrid Betancourt. Il 23 febbraio saranno 6 anni che Ingrid è nelle mani delle Farc, un’importante voce critica azzittita.
Immagino non sia facile fare la giornalista in Colombia, quali sono i tuoi sentimenti? Paura, amore per la verità, so che hai lavorato anche per media europei, quanto è difficile essere giornalisti indipendenti? Ricordo per esempio quanto è accaduto alla giornalista russa Anna Politkovskaya.
Essere giornalisti in paesi dove vengono violati i diritti umani non è facile, è ancora più complicato se il paese è coinvolto in una guerra fratricida. Tra l’altro non siamo ben accetti nemmeno negli angoli oscuri dell’informazione, come dice un mio amico Javier Darío Restrepo, direttore del Consultorio de Ética de la Fundación de Nuevo Periodismo Iberoamericano: “Non mi piace la guerra e allora la copro”. Personalmente mi dà fastidio che alcuni chiamano questo mestiere corrispondente di guerra, i corrispondenti di guerra sono quelli che “coprono” uno dei paesi in guerra, (…) tra l’altro qui in colombia la situazione è un po’ particolare. Lavoro all’ Inter Press Service che è un’agenzia di professionisti indipendenti. La libertà è nella testa delle persone, ed è una sensazione molto bella.
La situazione che si è creata in Colombia è da imputarsi ancora all’ideologia, oppure tutto oramai ha preso un’altra strada? Denaro, narcotraffico, politica.
Il narcotrafico rappresenta oramai un problema politico, considerando che la politica internazionale ha deciso di non legalizzare le droghe. I narcotrafficanti sono potenti perché i loro affari illegali prosperano bene proprio in condizioni particolari come ad esempio quelle offerte da un paese in guerra. Io sono convinta che la guerra con i narcotrafficanti non finirà mai, sono più di 20 anni che viene fomentata in tutti i modi, con l’obbiettivo evidente di evitare qualsiasi trattativa di pace, ci sono migliaia di esempi a tale proposito. A livello internazionale tutti sono interessati ai capitali del narcotraffico, se il narcotraffico venisse paradossalmente regolarizzato, il prezzo della droga scenderebbe rapidamente, diminuendo così i capitali in gioco. (…) E’ interessante vedere come il presidente colombiano ultimamente sembra aver scoperto il modo per “legalizzare” un settore in cui operano i narcotrafficanti….. Questi hanno avuto lievi condanne per i crimini che hanno commesso con le loro bande organizzate di ultra destra, così, entro 4 anni saranno liberi e potranno godersi tutte le loro fortune, visto che tutti i loro averi sono spesso intestati a prestanomi. Ci sono molti altri settori che lucrano con la guerra e che ovviamente non sono interessati alla pace, per esempio il mercato delle armi, la guerra ovviamente crea molti affari. Ti sei chiesto chi sono i fornitori di stoffe per le uniformi militari, chi fornisce il rancio, l’abbigliamento dell’esercito, i politici con tutti questi contratti, quando sono corrotti, hanno la possibilità di “mangiare” senza indugio. Se la politica è esercitata in questo modo diventa semplicemente un affare personale, non un lavoro per la comunità. In questo momento ci sono decine di politici in carcere o sotto inchiesta per aver organizzato gruppi paramilitari che gli garantiscono di mantenere le mani negli affari. Tutti loro se non fossero ricorsi alla violenza non avrebbero ottenuto voti, gli elettori vanno ancora a votare con una pistola puntata alla tempia. Molti massacri fatti dai paramilitari sono stati fatti a partiti o persone che si opponevano a certi politici. La guerriglia fa apparentemente politica nelle dichiarazioni pubbliche, ma in pratica commette costantemente atrocità che provocano dolore e odi senza ritorno. Il paradosso è nei ricorrenti tentativi di negoziazione, dove le guerriglia, le Farc, presentano proposte non di rivoluzione ma addirittura liberali. La principale riforma per le Farc, che è una guerriglia contadina con radici nella guerra degli anni 40, è la riforma agraria. Nel suo ultimo manifesto politico, prima di morire, l’ex presidenteAlfonso López Michelsen (1978-1982) aveva proposto pace in cambio di una riforma agraria, invece il governo attuale è gestito da un “latifondista” …..
Ho letto che più del 50% della popolazione colombiana vive sotto la soglia della povertà, cosa ti fa più paura, l’indifferenza della comunità internazionale, la sottomissione ai poteri forti.
Ora c’è un’attenzione internazionale forte verso la Colombia, questo è una buona cosa. Ma mi preoccupa che imprenditori internazionali che hanno interessi qui, che sanno molto bene cosa sta succedendo nel paese, consigliano ai loro governi di sostenere questo governo colombiano perché questo garantisce loro la possibilità di fare lucrosi affari. Importanti società spagnole che agiscono in Colombia, hanno recuperato dalle perdite che ebbero durante la crisi economica del 1999 in Argentina e Brasile. La Spagna , come sai, è colei che detta agli altri paesi dell’Unione Europea l’atteggiamento da avere nei confronti della Colombia. In ogni caso, molti dei passi in avanti in Colombia si sono determinati proprio grazie alla pressione internazionale. (…..) Sta per scriversi la storia del cosiddetto G-24 che riunisce la ONU, l’Unione Europea, Svizzera, Stati Uniti, Canada, Giappone, Messico, Argentina e Cile.
Cosa pensi della politica di Chavez, che, tra l’altro si è molto adoperato per la liberazione di alcuni ostaggi.
Sulla sua politica interna, mi riconduco alla copertura delle luci ed ombre da parte della IPS Caracas. Chavez ed altri presidenti sudamericani sono convinti che l’integrazione sudamericana non si può consolidare fintanto che in Colombia è in atto una guerra, perciò è interessante vedere cosa propongono questi governi. E’ evidente che Chavez è riuscito in poco tempo come nessun’ altro nella mediazione con le FARC, per la salvaguardia degli ostaggi e dei prigionieri di guerra, non a caso le vittime lo sanno e lo sostengono. La sua proposta di “regolarizzare” la guerra colombiana è una formula per mettere fine persino al sequestro di persona a scopo estorsivo, una delle fonti di finanziamento della guerriglia. La discussione è se la guerriglia deve prima manifestare passi in avanti, prima che sia cambiato il suo status giuridico internazionale, da terrorista a belligerante, o se invece si deve cambiare il suo status giuridico in modo che si veda costretta a fare passi in avanti, come propone Chavez.
In Colombia internet ha già una buona diffusione? Se una persona volesse saperne di più sulla Colombia oltre al tuo blog, hai qualche altro spazio da consigliare ai lettori.
Internet è ancora molto lontano da essere usato massicciamente. E’ limitato alla gente che ha potere di acquisto e più importante ancora, a quelli che hanno avuto accesso all’istruzione necessaria per poter usare questo strumento, che ha una certa complessità. Il blog che mi piaceva di più è stato chiuso poco fa. Riceveva migliaia di visite giornaliere. Era di Felipe Zuleta Lleras, nipote dell’ex presidente Alberto Lleras Camargo. Zuleta vive in esilio ma la sua famiglia in Colombia fu minacciata. E’ come se minacciassero di morte la famiglia del generale De Gaulle perché un suo nipote, attraverso un log, fa rivelazioni delicate su Sarkozy. Questo sarebbe un menù variegato di blog: http://notimundo.blogspot.com/ http://havladdorias.blogspot.com/ http://carloslozanoguillen.blogspot.com/
http://www.eltiempo.com/participacion/blogs/default/un_bl…http://colombia.indymedia.org/In Italia, dopo una crisi di Governo siamo in epoca di campagna elettorale, potrebbe tornare ancora Berlusconi come presidente, pare impossibile avere un ricambio della classe dirigente.Bene, se Berlusconi torna al potere, Uribe sarà molto contento, ha appena lanciato la sua terza candidatura. Questo comporta per la seconda volta una riforma costituzionale ma qui il parlamento è nelle sue mani. Non posso resistere e cedo alla tentazione di risponderti con questa frase di Rubén Plata, un colombiano mezzo analfabeta che vende suco d’arancia in un angolo di Urena, in Venezuela, attaccato alla città colombiano di Cucuta: riferendosi a Chavez, con il quale era arrabbiato per lo scambio di attacchi tra lui ed Uribe in novembre: “ Lo so che Chavez vuole cambiare il mondo, ma l’oligarchia è già molto avanti, credo che ci siamo trascurati per troppo tempo”.
Español
El blog del Parra entrevista a la periodista colombiana Constanza Vieira:
Nada de lo colombiano ha sido ajeno en el trabajo de Constanza Vieira para la agencia de noticias IPS. Desde las cuatro décadas de guerra civil y la acción de sus múltiples bandos armados (guerrillas, ejército, paramilitares, narcos), pasando por el acuerdo humanitario que libere a rehenes y prisioneros, el drama de los desplazados y las comunidades indígenas, el ambiente, el proceso político legal, la relación con países vecinos, la cultura.
La primera pregunta es si hay novedades sobre la suerte de los rehenes en poder de las Farc, en todas partes se habla de Ingrid Betancourt, recientemente su madre estuvo en Italia para encontrarse con el Papa.
Sí hay novedades. Sin tener mucha seguridad sobre fechas, para después del 20 de febrero estamos esperando la liberación unilateral de tres rehenes civiles: Gloria Polanco de Losada, Luis Eladio Pérez y Orlando Beltrán Cuellar, gracias de nuevo a la gestión de Hugo Chávez y la senadora colombiana Piedad Córdoba. Serán liberados en territorio colombiano. Los tres políticos fueron tomados rehenes en distintos hechos en 2001. Con estas suman ya cinco liberaciones unilaterales de civiles. Quedan aún en poder de las FARC otros cinco rehenes, incluyendo a Ingrid. Ingrid Betancourt cumple el 23 de febrero ¡seis años! como rehén de las FARC. Una importante voz crítica acallada.
Imagino que no es nada fácil ser periodista en Colombia. ¿Cuáles son tus sentimientos? ¿miedo, amor por la verdad…? Sé que también has trabajado para medios de comunicación europeos. ¿Es difícil ser periodista independiente? Todos sabemos lo que le ocurrió a la periodista rusa Anna Politkovskaya.
Ser periodista en países donde se violan los derechos humanos no es fácil. Y más complicado, si además el país está en guerra fratricida. Los periodistas no somos bienvenidos en los rincones oscuros de la información. Como dice mi amigo y ejemplo, Javier Darío Restrepo, director del Consultorio de Ética de la Fundación de Nuevo Periodismo Iberoamericano: “No me gusta la guerra, la cubro”. Me molesta que a este oficio lo llamen algunos “corresponsal de guerra”. Los corresponsales de guerra son los que cubren desde uno de los bandos, según el DIH, e incluso se ponen uniforme. Trabajo en Inter Press Service, que es una agencia de periodismo profesional e independiente. Es delicioso. La libertad está en la cabeza de uno. Es una sensación muy agradable.
La situación que se vive en Colombia ¿se puede atribuir todavía a la ideología o a otros factores como el dinero, el narcotráfico, la política?
El narcotráfico es un problema político, pues hay una decisión política internacional de no legalizar las drogas. Los narcotraficantes son poderosos porque su negocio es ilegal. Y éste florece donde hay río revuelto, como por ejemplo una guerra. Para mí es claro que la guerra colombiana no encuentra final porque los narcotraficantes llevan más de 20 años azuzándola y cerrándole caminos a la paz: hay miles de ejemplos. Al mismo tiempo, internacionalmente interesan los capitales que acumula el narcotráfico. Si éste se legaliza, el precio de la droga baja, y esos capitales casi desaparecerán. Es interesante ver que el presidente colombiano parece haber descubierto la fórmula para legalizar los capitales de un sector de narcotraficantes. Estos se han sometido a penas leves, por cuenta de sus crímenes como jefes de las bandas paramilitares de ultraderecha, y en cuatro años estarán libres y disfrutando su dinero, al tiempo que sus fortunas están a nombre de testaferros, que no han sido tocados por la justicia. Hay otros sectores que se lucran con la guerra, esos tampoco quieren la paz. El mercado internacional de armas no es ninguna Caperucita Roja. La guerra tiene a su alrededor muchos negocios. ¿Te has preguntado por los proveedores de tela para uniformes, carne, toallas o botas del ejército? Los políticos terminan definiendo contratos y, si son corruptos, también se quedan con tajadas del presupuesto. Si la política se ejerce así, es un negocio personal, no un trabajo por la comunidad. En este momento hay decenas de políticos presos o bajo investigación judicial, por organizar grupos paramilitares que les garantizaran mantenerse en ese negocio. Casi todos oficialistas. Si no hubieran recurrido a la violencia no hubieran recibido votos, de electores que hoy aún acuden a votar con un revólver en la sien. Ya ha quedado claro que muchas matanzas paramilitares se cometieron contra potenciales votantes de partidos o sectores que se oponían a estos autodenominados políticos. La guerrilla es política en sus declaraciones y documentos, pero en la práctica comete atrocidades que también generan dolor y odios sin retorno. Paradójicamente, en los recurrentes intentos de negociación gubernamentales, las guerrillas colombianas (FARC y ELN) presentan propuestas, no de revolución, como creen muchos, sino de reformas liberales. La principal reforma para las FARC, que es una guerrilla campesina con raíces en la guerra de los años 40, es la reforma agraria. En su último editorial antes de morir, a mediados de 2007, el ex presidente Alfonso López Michelsen (1978-1982) propuso paz por reforma agraria. Pero el actual es el gobierno de un terrateniente.
He leido que más del 50% de la población colombiana vive por debajo de la línea de pobreza. ¿Qué es lo que más te preocupa: la indiferencia de la Comunidad Internacional o la sumisión a los poderes fuertes?
Ahora hay más atención internacional a Colombia, eso es bueno. Pero me preocupa que empresarios internacionales con intereses aquí, que saben muy bien qué pasa en el país, recomiendan a sus gobiernos estar del lado del gobierno colombiano porque éste les garantiza grandes negocios. Importantes empresas españolas han recuperado aquí en Colombia las pérdidas que tuvieron en la crisis económica del 99 en Argentina y Brasil. España, como tú sabes, es la que orienta a los demás países de la Unión Europea acerca de qué actitud tomar frente a Colombia. En todo caso, muchos de los buenos avances en Colombia están determinados por presión internacional. Está por escribirse la historia del llamado G-24, que reúne a la ONU , la Unión Europea , Suiza, Estados Unidos, Canadá, Japón, México, Argentina y Chile.
¿Qué piensas de la política de Chávez, quien, entre otras cosas, ha hecho de mediador para obtener la liberación de algunos rehenes?
Sobre su política interna, te remito al cubrimiento de las luces y sombras por parte de IPS Caracas. Chávez y otros presidentes suramericanos tienen claro que la integración suramericana no se puede consolidar mientras haya guerra en Colombia. Por eso es interesante ver qué proponen esos gobiernos. Es evidente que Chávez ha logrado en poco tiempo más que nadie, en su mediación ante las FARC, en la tragedia de los rehenes y prisioneros de guerra. Las víctimas lo saben, y lo apoyan. Su propuesta de regularizar la guerra colombiana es una fórmula real para ponerle fin incluso al secuestro extorsivo, una de las fuentes de financiación de la guerrilla. Queremos realmente que se acabe el secuestro. La discusión es si la guerrilla debe primero mostrar avances, antes de que le sea cambiado el estatus jurídico internacional de terrorista a beligerante, o si se le cambia el estatus jurídico para que se vea compelida a hacer avances, como propone Chávez.
¿En Colombia Internet es muy usado? Si una persona quisiera saber más de Colombia, además de tu blog, ¿qué otros espacios aconsejarías a los lectores?
El Internet está muy lejos de ser usado masivamente. Está limitado a la gente que tiene capacidad adquisitiva y, más importante, a quienes han tenido acceso a educarse como para poder manejar esta herramienta, que tiene cierta complejidad. El blog que más me gustaba cerró hace poco. Recibía miles de visitas diarias. Era de Felipe Zuleta Lleras, nieto del ex presidente Alberto Lleras Camargo. Zuleta vive en el exilio, pero su familia en Colombia fue amenazada. Es como si amenazaran de muerte a la familia del general De Gaulle, porque un nieto suyo hiciera en un blog revelaciones comprometedoras sobre Sarkozy. Este sería un menú diverso: los blogs de semana.com, y: http://notimundo.blogspot.com/ http://havladdorias.blogspot.com/ http://carloslozanoguillen.blogspot.com/
http://www.eltiempo.com/participacion/blogs/default/un_bl…http://colombia.indymedia.org/ En Italia, como consecuencia de una crisis de gobierno estamos en campaña electoral y Berlusconi podría volver al poder. ¿Parece imposible una renovación de la clase dirigente?Bueno, si Berlusconi vuelve al poder, se pondrá muy contento Uribe, que acaba de lanzar su tercera candidatura. Esto implica por segunda vez una reforma constitucional, pero aquí el parlamento está en sus manos. Cedo a la tentación de contestarte con esta frase de Rubén Plata, un colombiano semi analfabeta que vende jugo de naranja en una esquina de Ureña, en Venezuela, pegado a la ciudad colombiana de Cúcuta: refiriéndose a Chávez, con quien estaba molesto por el intercambio de ataques entre él y Uribe en noviembre, de todas formas consideró que el venezolano “quiere cambiar el mundo, pero la oligarquía ya está muy avanzada”. Creo que nos hemos descuidado durante demasiado tiempo.
La rete intervista la rete / La red entrevista a la red
Questa volta il blog è andato virtualmente in Argentina, precisamente nella regione della Pampa, per incontrare una blogger, biblitecaria, molto addentro alla rete… Diana Rodríguez
Ciao Daria, per prima cosa di ringrazio per aver accettato di fare questa chiacchierata. Io amo i libri, mi piace il contatto con la carta, il rumore delle pagine, l’odore delle rilegature, so che operi nel settore delle biblioteche, nella regione della Pampa in Argentina, che cosa ti ha portato ad impiegarti in questo settore?
Guarda Gianluca, innanzitutto voglio dire che sono una bibliotecaria e mi sto laureando in biblioteconomia e documentazione, ma non lavoro presso le biblioteche, intese almeno come il concetto tradizionale di esse. Il mio lavoro infatti si svolge in maniera indipendente, sono freelance. Sono precisamente un bibliotecaria in Internet, in pratica fornisco servizi di consulenza e ricerca.
Se guardi il mio sito http://todoinfo-web.blogspot.com/
In pratica non mi occupo più di tanto di libri ma di informazione.
Tutto ciò che ho detto non toglie che quando troverò una biblioteca che lavora all’interno del nuovo paradigma, el 2.0, cercherò uno spazio per inserirmi, ma finché questo non accade, mi limito a fornire spazi di promozione ed aggiornamento bibliotecari.
Le biblioteche attraverso la rete stanno subendo una grande trasformazione, secondo te ha ancora senso leggere un libro su carta o il futuro sarà solo su un supporto digitale?
Ha senso leggere quello che ti piace e con il supporto che preferisci. Ad esempio, a me piace molto leggere i miei testi favoriti su un supporto digitale, sdraiata a letto e nel mio lettore mp4. Nella mia borsetta porto molti libri in questo apparecchietto che è più piccolo di una confezione di sigarette. Tra l’altro sto iniziando a convertire le mie letture preferite in archivi mp3 per poterle ascoltare mentre faccio delle camminate. In merito al futuro, ci sarà quello che farà guadagnare più soldi ai padroni dell’affare, perché purtroppo, i soldi muovono il mondo.
Non hai l’impressione che il ruolo svolto in precedenza dalle biblioteche ora sia in parte assolto dalle grandi catene di librerie, che offrono poltrone comode per leggere in tranquillità.
Tutto oramai sta subendo una trasformazione…l’importante è che l’informazione arrivi a tutti e tutti possano parteciparvi e condividerla…
Com’è la realtà delle biblioteche in Argentina?
C’è di tutto. Ci sono quelle tradizionali, quelle ibride e anche quelle che si aprono a nuove iniziative.
Qual è la prima cosa che osservi quando entri in una biblioteca?
Se è una biblioteca non online…guardo sempre l’espressione della persona addetta all’accoglienza degli utenti: la sua gentilezza e buona predisposizione. Se è una biblioteca digitale o virtuale, la accessibilità e la facilità di uso del suo portale.
La biblioteca di casa tua di quanti libri si compone?
Pochi libri, ma strettamente necessari. Man mano che si “restringono”, come gli abiti, li doniamo alle biblioteche dove sicuramente ne hanno più bisogno di noi. Siamo una famiglia in cui tutti studiamo, abbiamo molto a che fare con i libri. Nella mia biblioteca personale ci sono molti titolo, ma non tutti sono cartacei.
Se dovessi scegliere un libro che ti piacerebbe avere in una tua biblioteca immaginaria, quale sarebbe?
E’ da un po’ di tempo che sto cercando il libro di Pablo Neruda intitolato “Trenta poemi d’amore ed una canzone disperata”. Ma se possibile in mp3 ed una versione letta dall’autore, sarebbe chiedere troppo????
http://corazonpatagonico.blogspot.com/<…
En español
Amo los libros, me gusta el tacto de sus hojas, el sonido de las
páginas cuando las pasamos, el olor de la encuadernación, sé que operas
en el sector de las bibliotecas de la región de la Pampa en Argentina.
¿Por qué has elegido trabajar en este sector?
Mira, Gianluca, ante todo debo aclarar que soy bibliotecaria y estoy cursando la licenciatura en biblioteconomía y documentación, pero no trabajo en bibliotecas, al menos en el concepto tradicional de éstas.
Mi tarea se desempeña en forma independiente, freelance. Soy bibliotecaria digamos en Internet. Presto servios de asesoría e investigación.
Anda a TODOINFO.web y conóceme: http://todoinfo-web.blogspot.com/.
O sea que lo mío está no tanto en el libro sino en la información.
Todo lo dicho no quita que cuando encuentre alguna biblioteca que trabaje dentro del nuevo paradigma, el 2.0, me haga un lugarcito…. me les integre a trabajar!
Pero hasta que eso ocurra, propicio espacios de promoción y actualización bibliotecaria y docente:
biblioTICando: http://biblioticando.blogspot.com/
Corazón Patagónico: http://corazonpatagonico.blogspot.com/
Información 2.0: http://bibliotecariosydocentes.ning.com/
Desde los Zancos: http://desdeloszancos.blogspot.com/
Internet está revolucionando el mundo de las bibliotecas, según tu
opinión ¿tiene sentido leer un libro de papel o el futuro será sólo la
lectura en un soporte digital?
Tiene sentido leer lo que más te plazca y en la forma que te plazca.
Por ejemplo a mí me causa mucho placer leer mis cosas favoritas en formato digital, tirada en mi cama y en mi lector mp4. En mi cartera (bolso) llevo muchísimos libros en este aparatito más pequeño que un atado de cigarrillos.
Es más estoy empezando a convertir mis lecturas favoritas a archivos mp3 para irlas escuchando en mis horas de caminatas.
Respecto del futuro… será lo que más dinero traiga a los dueños del negocio. Porque lamentablemente, el dinero es lo que pone al mundo andar.
¿No tienes la impresión de que el papel que jugaban las bibliotecas
en el pasado ahora lo juegan las grandes cadenas de librerías que
ofrecen cómodos sillones para poder leer tranquilamente?
Todo cambia…. pero mientras la información les llegue a todos y todos puedan participarla y compartirla…
¿Cómo es el panorama de las bibliotecas en Argentina?
Hay de todo en la viña del señor. De las tradicionales, de las híbridas y también las que se van atreviendo a lo nuevo…
¿Cuál es la primera cosa en la que te fijas cuando entras en una
biblioteca?
Si es una biblioteca presencial (física)… en la cara, mejor dicho la expresión, de la persona a cargo de la atención al público: su amabilidad y buena disposición.
Si es una biblioteca digital o virtual, la accesibilidad y amigabilidad de su portal.
La biblioteca de tu casa ¿Cuántos libros tiene?
Pocos y los estrictamente necesarios. A medida que nos van quedando chicos, al igual que la ropa, los donamos a las bibliotecas donde seguro los necesitan más.
Somos un hogar donde todos estudiamos, desde nosotros dos, los padres, hasta cinco jóvenes universitarios. Así que títulos hay, pero no todos en formato impreso.
¿Hay un libro en particular que te gustaría tener en tu biblioteca?
Hace algún tiempo ando buscando de Pablo Neruda: “Treinta poemas de amor y una canción desesperada”. Pero si es posible, en mp3 y en versión leídos por el autor, será mucho pedir?????
Intervista ad un disegnatore, fumettista brasiliano ( italiano- español)
Il blog incontra oggi un disegnatore, fumettista, pittore brasiliano Darío Velasco, che ringrazio moltissimo per aver accettato di fare questa chiacchierata.
La prima cosa che voglio domandarti è una mia personale curiosità, un disegno, nasce prima nella tua testa o la sviluppi nel corso del lavoro?
Entrambe le cose. C’è sempre uno schema, una spina dorsale, un’idea iniziale che si sviluppa poco per volta, i dettagli nascono poi nel prosieguo del lavoro.
Immagino che gli strumenti informatici hanno rivoluzionato il tuo lavoro, oppure riesci ad avere ancora una dimensione artigianale?
La parte artigianale è molto importante nel lavoro di un autore, è attraverso di essa che si esprime la propria personalità. Gli strumenti informatici, proprio per le loro caratteristiche, accomunano tutti gli stili rendendoli sempre più standardizzati.
C’è più satira o ironia nei tuoi disegni?
Ci sono entrambe, proprio perché rappresentano un tratto caratteristico della mia personalità, anche se credo che è l’ironia ad essere la parte più preponderante dei miei disegni.
Io ho sempre immaginato i disegnatori come persone trasgressive, oppure è solo uno stereotipo. Per esempio in Italia domina ancora il mito dei fumetti di Andrea Pazienza.
Capisco la tua considerazione. Gli artisti solitamente tendono a rispecchiarsi nelle loro opere, mostrano la quotidianità del loro mondo, naturalmente ognuno con la propria personalità. Poi ci sono alcuni che hanno il desiderio di voler comunicare qualcosa in più, magari attraverso una critica alla società, mentre altri si limitano semplicemente all’essenziale, magari scrivendo semplicemente una storia divertente, giusto per fare intrattenimento. Lo so, esiste lo stereotipo del disegnatore, che è quello di una persona timida e introversa, non ho mai creduto a queste cose, anche se so che molti vi rimangono influenzati.
Una domanda sciocca, mi immagino un disegnatore brasiliano che disegna ascoltando samba a tutto volume, sbaglio? La musica influenza i tuoi disegni?
Eh …no, no, anche questo è uno stereotipo sbagliato. Ascoltiamo molto rock, punk, tutti i generi musicali in Brasile. Il samba carnevalesco soltanto durante il Carnevale. Ci sono diversi tipi di samba, a me piacciono solo alcuni….quelli più “tranquilli”. Per quanto mi riguarda la musica non influenza il mio lavoro, i miei disegni sono influenzati dalle persone, dalle cose e dai giornali.
Come va in Brasile l’industria del fumetto? Lavori per riviste e per la pubblicità, come vedi il futuro.
Non lavoro per delle riviste, ma collaboro con siti web sui fumetti, quanto al futuro lo vedo molto incerto. Non mi piace molto la pubblicità, anche se consente buoni guadagni. Mi auguro di poter continuare a disegnare e dipingere soltanto in maniera autonoma, ma purtroppo è molto difficile conquistarsi uno spazio e guadagnare bene con i fumetti. Vuoi sapere una cosa: L’industria dei fumetti va alla grande ma si guadagna poco!
Ti piacerebbe lavorare in Europa, oppure soffriresti di saudade.
Sì, in agosto dovrei andare in Spagna giusto per tastare il mercato del lavoro, magari anche in altri paesi europei, sarebbe stupendo.
L’ultima domanda non posso riferirla al calcio, a parte Kaka chi è secondo te il più forte giocatore brasiliano in attività?
Penso che Rogério Ceni, è in un ottimo momento. Non mi piace più di tanto andare allo stadio e non sono aggiornato sulle partite, al contrario mi piace moltissimo giocare.
sito: http://www.dariovelasco.com.br/publicidade.htm
blog: http://dariovelasco.blogspot.com/
en español
El blog ha querido entrevistar a un dibujante, viñetista y pintor brasileño Darío Velasco, a quien estoy agradecido por haberme concedido esta entrevista.
La primera cosa que te quiero preguntar es si un dibujo nace ya en tu cabeza o lo desarrollas poco a poco mientras dibujas.
Las dos cosas. Siempre existe un esquema, una espina dorsal, una idea inicial que se desarrolla poco a poco. Después los detalles nacen durante el dibujo.
Imagino que la informática ha revolucionado tu trabajo. No obstante ésto ¿logras tener una dimensión artesanal?
La parte artesanal es muy importante en el trabajo de un artista porque a través de ella se expresa la propia personalidad. La informática por sus características intrínsecas, uniformiza los estilos estandardizándolos cada vez más.
¿Más satira o más ironia en tus dibujos?
Las dos porque representan un rasgo característico de mi personalidad aunque creo que en mis dibujos predomina la ironía.
Siempre he considerado a los dibujantes personas transgresivas ¿es solo un estereotipo? Por ejemplo en Italia vive el mito de los tebeos de Andrea Pazienza.
Entiendo tu consideración. Los artistas tienden a reflejarse en sus obras, muestran la cotidianidad del mundo que les rodea, naturalmente cada uno con su personalidad. Algunos desean comunicar algo más, por ejemplo, a través de una crítica a la sociedad mientras que otros se limitan simplemente a lo esencial escribiendo una historia divertida, sólo para entretener. Lo sé, existe el estereotipo del dibujante que es el de una persona tímida e introvertida, nunca creí en los estereotipos aunque sé que mucha gente se deja influenciar por ellos.
Una pregunta estúpida, me imagino a un dibujante brasileño que dibuja escuchando samba a alto volumen ¿me equivoco? ¿La musica influencia tus dibujos?
Eh, no, no. También éste es un estereotipo falso. Escuchamos mucho rock, punk, todos los géneros musicales en Brasil. La samba solo durante los Carnavales. Hay varios tipos de samba. A mí me gustan los más “tranquilos”.
En mi caso la música no influencia mis dibujos. Están influenciados por las personas, las cosas, los periódicos.
¿Cómo va la industria del tebeo en Brasil? Sé que trabajas en varias revistas y en la publicidad. ¿Cómo ves el futuro?
No trabajo en revistas pero colaboro con páginas web sobre tebeos. En cuanto al futuro lo veo muy incierto. No me gusta mucho la publicidad pero se gana bien. Espero que pueda continuar a dibujar y pintar solo de manera independiente pero lamentablemente es muy difícil conquistarse un espacio y ganar bien con los tebeos. La industria de los tebeos va viento en popa pero se gana poco.
¿Te gustaría trabajar en Europa o tendrías saudade?
Sí, en agosto iré a España para ver como está el mercado del trabajo y quizás visitaré otros países europeos. Sería estupendo.
La ultima pregunta, como no, es sobre fútbol : a parte de Kaka ¿quién es, según tu opinión , el mejor jugador brasileño actual?
Bueno, creo que Rogerio Ceni está viviendo un gran momento profesional. No me gusta ir al fútbol. No estoy informado pero me gusta mucho jugar.
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