Archivio per la categoria ‘Il raggio verde’

La mattanza delle opportunità

Aprile 23, 2008

Oddio si avvicina il 25 Aprile e non so ancora cosa mettermi addosso….. Scendere in piazza per celebrare la Liberazione o partecipare al V2 day di Grillo, oppure potrei anche restare a casa, fare incetta di DVD, o perché no, prendere in mano alcuni libri, cosa che ogni volta mi riprometto di fare e poi….. sono stato recentemente in Triennale, ci sono ancora 3, 4 riviste che richiamano la lettura, forse è giunto il momento che…. Oppure potrei prendere la macchina e con Lucia andare a fare la solita passeggiata in montagna, magari sostare in qualche bosco della Valsassina, pranzo al sacco, fare fotografie in quantità, salutare tutti quelli che incontro lungo il sentiero. Si potrebbe passare il 25 anche da mia madre, in fondo è molto che non trascorriamo una festa a casa sua, magari cucina le lasagne, la trota salmonata. Ora che ci penso… potremmo andare al cinema, magari allo spettacolo delle 15, poi uscire e precipitarci in un’altra sala a vedere un altro film, come facevamo una volta per sfuggire alla calura. E se andassimo per mostre e musei, eticamente è una bella scelta, lasciarsi cullare dall’arte, a meno che da buoni ambientalisti non prendiamo il treno e andiamo da qualche parte, magari in Svizzera, sì, l’indifferenza, la “nonchalanche” della Svizzera ci aiuterà a sentirci neutrali, anche davanti alle scelte di cosa fare il 25 Aprile…

Il calcio nel pallone…

Marzo 17, 2008

23a47e4583ccd1fe7d2288e5a4361816.jpgDa tempo non credo più nei rimbalzi del pallone, non credo che siano più rimbalzi regolari. Il calcio è divenuto oramai un sistema di potere come la televisione, le squadre sono un network, i giocatori sono il palinsesto. E’ l’unica forma di varietà che ancora funziona, la Champions League è il nostro Sanremo infrasettimanale, l’ugola degli opinionisti ha sostituito quella dei cantanti, le gambe della Canalis in questo mondo catodicamente espanso contano quanto quelle di kaka, le urla dei telecronisti sono simmetriche a quelle dei comizi politici, i tatuaggi di Materazzi presto o tardi finiranno alla Triennale. Le dimissioni di un allenatore contano più per la portata mediatica che scatenano che per il gesto in se. Siamo tutti infarciti di opinioni da Ipod spese tra uno spot e l’altro, presto o tardi nell’album Panini finiranno anche le starlette che se la fanno con i giocatori, tutte suddivise per squadra e categoria. In fondo sono loro che faticano più di tutti da quando la serie A ha 21 squadre.

Le code della fretta

Marzo 17, 2008

Nei giorni scorsi mi hanno rubato per la seconda volta dalla macchina l’antenna della radio, non sarò il primo e nemmeno l’ultimo…. Ma ho scoperto che la radio è perfettamente udibile anche senza l’antenna. Ho viaggiato a lungo anche fuori città e il segnale è sempre stato nitido per tutte le stazioni. Ho parlato con un amico che ne sa, mi ha detto che oramai le autoradio di ultima generazione non hanno più la necessità dell’antenna in quanto loro stesse amplificano il segnale. Chissà per quale ragione tutti i modelli più recenti di auto continuo ad avere quel pennone nero…. Ricapitolando le condizioni del povero automobilista: ci fanno viaggiare con le luci accese anche di giorno su strade sovraffollate da enormi Tir, i cantieri su autostrade e tangenziali sono ovunque, malgrado questo ci sono ancora pazzi che viaggiano a 200km/h, sospinti dalla fretta di motori concepiti per non far pensare. Da zero a cento in meno di quattro secondi… neanche un eiaculatore precoce di prima grandezza saprebbe fare di meglio, poi, dopo 5 km il solito cantiere ti riporta in coda all’ultima delle utilitarie. Tutti in coda, luci accese a mezzogiorno, i bollettini dei radiogiornali che parlano solo di rallentamenti, mentre sono già 20 minuti che sei fermo. T’incazzi, vorresti spiattellare il piede sull’acceleratore, sentire il crescendo del cambio sequenziale, invece sei prigioniero del pedale del freno, con le luci di una Seicento ad “imbrattare” lo specchio retrovisore. Poi nella corsia chiusa al traffico compaiono alcuni operai in tuta arancione che se la ridono amabilmente, non c’è fretta, chi lavora in autostrada non ha mai fretta, mentre il motore di una vecchia Fiat non regge e fuma dal suo radiatore. E’ la cronaca immaginaria di un quotidiano che spesso ci compare davanti agli occhi, è l’officina di una realtà che forse andrebbe proprio revisionata.

L’appetito della società

Marzo 12, 2008

 e114ca744e7bb84d1b9b40e7712b4679.jpgA volte per scoprire quello che “veramente” conserviamo nel frigorifero occorre uscire di casa. Un paradosso…lo so, basta andare al cinema a vedere il documentario “Biutiful Cauntri”, in questi giorni nella sale per vedere le condizioni in cui la frutta e la verdura vengono coltivate in certe aree del sud. Poi, tutti questi prodotti arrivano sugli scaffalib615f88ca5ed73e8aa46168e1ca3b036.jpg dei supermercati di tutta Italia e quindi nelle nostre casine, non si scappa. Oppure, per renderci conto di quello che abbiamo nel frigorifero si può andare in giro per le campagne, magari girare per alcune aziende agricole e verificare le condizioni in cui vengono trattenuti gli animali. Le foto che ho scattato recentemente testimoniano le drammatiche condizioni in cui questi maiali vengono segregati, chiusi a decine in spazi ristrettissimi. Mi è stato sufficiente provare ad avvicinarmi per suscitare le loro rabbiosa reazione, se non fossero chiusi nella morsa di quelle sbarre probabilmente aggredirebbero il primo essere umano a tiro. Il cibo gli arriva attraverso autobotti, quello che si vede ad5d82f1ffe7a2cd749cf8ae16501f8f.jpgè che sono tutti grassissimi e non è difficile intuirne le ragioni. Pensare che tutta quella carne arriverà presto o tardi nei nostri piatti, non si tratta solo di ragioni riconducibili al rispetto per gli animali, ma quello da capire è che razza di qualità di carne possono avere animali segregati, repressi, aggressivi.

Pippo e l’Italia di merda

Febbraio 28, 2008

Camminando al passo con i tempi occorre sempre fare attenzione a dove si mettono i piedi…  si corre oramai sempre più facilmente il rischio di calpestare una delle tante tracce di questi nostri tempi. C’è troppo di tutto, una volta c’erano “x” cantanti, oggi ci sono “x più x più x più x più x”, così di comici, attori, politici, vallette, giornalisti, manager, scrittori, ma anche scatolette di tonno, banche, supermercati, modelli di auto…. chiaramente molti degli ingrediente con i quali tutto questo viene ad essere realizzato traducono evidenti specifiche organiche. Del resto la merda ha risapute capacità di concimare, tradurre quindi in banconote filigranate le sue intrinseche potenzialità. Così il nostro cinema che secerne ripetuti film di impronta liceale, quando prova a fare altro, raramente è premiato negli incassi, spesso ripropone vecchi remake cercando di fottere a poco prezzo creativo gli imberbi telespettatori. La tv pubblica prona oramai davanti a tutto, sottomessa a produttori stranieri e alla pubblicità, esprime e offre nel piatto catodico tutto questo infimo spettacolo. I giornali? Devono anche loro sopravvivere, sanno di avere gli anni contati, la rete bussa alle porte, quello che possono fare è cercare con una mano di raccogliere le briciole del mercato pubblicitario e dall’altro cercare di contaminare la rete valorizzando solo gli spazi officiati dai loro protetti e trattando gli altri abitanti della blogosfera come eterni sfigati. Siamo diventati terra di conquista, sopraffatti dalla globalizzazione lo dicono in molti, ha vinto la merda, siamo tutti purgati in un mercato che secerne finte competizioni.  Se una volta c’era per tutti almeno un premio di consolazione, oggi viene offerto come trofeo della semplice illusione, hai vinto, sei nei primi dieci, nei primi cento….escrementi di un tempo a cui è stato impedito di annusarsi.  

Anatomia di un risveglio

Febbraio 25, 2008

Ho una vicina di casa che forse Italo Calvino si sentirebbe di raccontare, ma dato che non sono Calvino me ne guardo bene dal farlo…..se non fosse che tre giorni alla settimana esce di casa prima delle sette, se non fosse che quella sua dannata porta “gorgheggia” come una Aretha Franklin qualunque, svegliandomi con una puntualità che non è del caso.  L’alba delle mia giornate è raffigurata dal gorgheggio della sua porta che contamina subito il mio risveglio di un adrenalinico malumore, così la poesia del primo risveglio va subito a farsi fottere. Si sentono poi i suoi sulfaminici passi tamburellare il pianerottolo ad un ritmo adrenalinico alla Charlie Parker. Subito sono attraversato dal rumore delle bottiglie vuote di vino che appoggia per terra e che “fraternizzano” amorevolmente tra loro con quelle classiche sonorità che solo il vetro sa dare… nel frattempo mi giro dall’altra parte invitato dalla fresca flagranza del cuscino. Ma è un inganno che dura poco, oramai il sonno si è allontanato, colei che mi sveglia avrà già raggiunto il cortile e io investo subito la prima imprecazione di giornata che raggiunge anche Morfeo e le sue braccia….     

Storie di ordinaria follia….

Febbraio 24, 2008

Arrivo trafelato al Bancomat, sarà capitato a tutti, devi prelevare, correre a fare la spesa, magari un po’ stressato dalla giornata non propriamente edificante e poi che succede…. I Pooh. Infilo il bancomat nell’apposita feritoia, entro nel locale e sono investito dalle note di una canzone dei Pooh. Lo confesso subito, non mi piace la loro musica e questo è indubbiamente un’aggravante, così, asperso tra la loro melodia caramellosa, che vorrebbe forse farti innamorare del bancomat, ricordare il codice e seguire le procedure diventa una fatica inenarrabile. Oltretutto il volume della musica è alto…. che cosa posso ancora dire se non domandare il perché di tutto questo? L’istituto dovrà anche pagare la Siae, quindi è facile pensare che con il mio conto contribuisco a pagare i diritti di una musica come nel caso dei Pooh non mi piace. Finita la canzone c’è la pubblicità della banca, poi un altro brano, questa volta è il turno di Ramazotti, per fortuna sto per uscire… Una cosa è certa, i diritti dei consumatori non li paga la Siae.

Cronaca di una carie annunciata…

Febbraio 23, 2008

b90f8d96f837efa7338b03ed65aebb2b.jpgNella confortevole sala d’attesa di uno studio dentistico, quando il sole appare mestamente più incapsulato nel suo otturato orizzonte, anche i pensieri più leggiadri prima o poi fanno tappa sulle gengive… E’ più forte di me, quella poltroncina pieghevole oramai mi è entrata in testa… non so come abbia fatto perché apparentemente non riscontro lesioni craniche, se ci fossero i Ris potrebbero testimoniare la stessa cosa. Eppure, dietro a quella porta il mio immaginario riproduce il set di Cogne e Garlasco, e per qualche momento il personale dello studio dentistico mi pare che sia stato scelto per un casting del film “Il Padrino”. Solo per qualche momento, poi tutti tornano carini e sorridenti, avete presente le visioni luciferine della moglie dell’avvocato rampante nel film “ L’avvocato del diavolo” (The Devil’s Advocate)? In questi momenti magari vorresti ricevere una e-mail sul palmare, un sms, ma non ti caga nessuno, anzi ti caghi tu addosso, per eccesso di sovraesposizione ai raggi uva del tuo ego. Vorresti ricevere una diaria di coccole, invece ti pervade una “diarrea psicologica” per la quale chiedo scusa ai presenti…poi l’occhio mi è andato a parare su una porta chiusa del corridoio, precisamente sul cartello trattenuto sopra: “Ingresso riservato agli addetti”. Ho tanto desiderato essere un addetto, di qualunque tipo, ma un addetto, giusto per non friggere le mie”peonas” nella sala d’attesa, poi la porta riservata agli addetti è stata aperta da un’inserviente…. offrendomi quello che mi mancava. Uno scenario dantesco di protesi, dentiere, capsule, non so che altro, tutte cose da camice bianco, con stage formativo presso il dottor. Jekyll. Ecco il mio turno, arriva l’infermiera…. ripete il mio nome, la guardo, le sorrido, come se fosse l’ultima fotografia da rimandare ai posteri, o ai lettori del blog e mi avvicino alla poltrona per espletare un servizio che tutti dovremmo sentirci in dovere di fare…. donare la propria carie a chi ne ha più bisogno! Eh.. sono proprio un bravo ragazzo!!

Utopie elicoidali

Febbraio 22, 2008

Ok, ok, tutti noi parliamo bene, agiamo per il meglio, siamo tutti ovattati da un’etica vigile che ci segue pedissequamente passo passo. Puliti, integerrimi, intransigenti, con il colletto della camicia sempre profumato e con l’ombelico sgombro da impurità, c’è ancora da qualche parte un mascalzone? Voglio dire, qualcuno che si dichiara pubblicamente, sono diventato qualcuno nel mio ambito perché sono un mascalzone senza scrupoli. Oramai si scherza su tutto, sono stati sdoganati perfino i raccomandati, vengono ideati programmi in sequenza con questo titolo, quasi a voler risciacquare l’accezione di alcuni termini, l’impudicizia catodica non ha più confini, ma davanti ad un buon caffè, magari seduti in un bar del centro, c’è qualcuno che è in grado di enumerare tutte le sue mascalzonate, a partire dalle peggiori? Truffe, raggiri, meschinità, furberie, appropriazioni indebite, le mascalzonate si sa sono H24. Non si è mai vista un’associazione, non dei truffati, ma dei truffatori, invece sarebbe bello vederla agire alla luce del sole, una sede, degli uffici, impiegate che sorridono, ATI, associazione truffatori italiani, hai necessità di subire una truffa al più presto, cosa aspetti, chiamaci al nostro numero verde. Liberalizziamo i mascalzoni, anziché farli agire nell’ombra diamogli visibilità, una location in centro città, anziché obbligarli a dover intraprendere una carriera politico ideologica.

I giochi

Febbraio 20, 2008

56ac7111d3e905c36ba73d78efd996d6.jpgSono cresciuto avvolto nella nebbia dei proverbi, in casa mia nelle conversazione se ne inanellavano di varie carature, poi il tempo, la televisione assunta in dosi massicce da adolescente hanno contribuito alla dimenticanza, come il primo amore….anche il primo proverbio non si scorda mai. Il gioco è bello quando è corto, è stato il primo a cadermi addosso fortunatamente senza farmi male, sarà forse per la comunanza con i giochi che accompagnavano le mie giornate molto più che i libri. Si va a scuola per non giocare si torna a casa per non studiare, filosofia spiccia da piccolo pachiderma molle, i giochi erano la mia religione di quegli anni, credevo già allora molto più in quelli da casa che in quelli da Chiesa. Ricordo ancora la mia prima comunione con una scatola di Monopoli, in quell’Uscita gratis di prigione, che in uno slancio di idiozia fanciullesca consideravo anche un’opportunità per i galeotti veri, c’era racchiusa la mia fantasia imberbe. Ancor di più ero affascinato dai giochi da parco: le bambine che giocavano ad “elastico”, io non ci capivo nulla…. perché l’elastico una volta era su, poi tornava giù, quindi lo calpestavano. Le osservavo con il candore dei molari e canini da latte spalancati all’aria, le nonne sedute sulle panchine a cucire con i ferri i golf per l’inverno dei nipotini, il pane e nutella ad addolcire le loro borsette. Si giocava rincorsi dall’entusiasmo, ad “Un due tre stella” vincevano i sorrisi di chi non riusciva a mantenersi immobile, ora i giochi considerano l’immobilismo come una delle regole auree da non rispettare. Si gioca per rigiocare se stessi nell’ortografia di uno spazio, si gioca per esistere in una dimensione in cui ai grandi non è consentito entrare, ed così che ho pensato ad un nuovo proverbio: Si gioca per ricordasi ancora meglio quello che si è fatto da piccoli.