Mandare tutto a fare in culo per sopravvivere
Noi e il corpo di Eluana
L’intervento appassionato dell’attore bolognese, testimonial della Casa dei Risvegli, contro gli ’stitici orizzonti’ dell’uomo. Contro il suo finto essere pietoso e la sua impossibilità di andare oltre l’audience del nulla
Una certa giornalista Rai che ha visto (o solo guardato?) Eluana anzi, il suo corpo, ha usato queste parole “bel pigiama”, con la “lingua che penzolava e la bava? “, con “l’espressione dei cerebrolesi” e altre banalità gravi, non innocue e che vanno oltre il concetto di rispetto ma ciò che è peggio di intelligenza. Chiunque può decidere cosa pensare di ciò che vede e ciò che sente, ma c’è un limite a tutto.
Ma cosa è un cerebroleso? Cosa è così inguardabile o improponibile quasi come una minaccia fosse il “se vedeste”? Che idea ci si fa del danno e delle differenze, del male e della diversità? Della bellezza e della deformazione? Non sarà che a forza di guardabile, informazione, cronaca e inviati di tutti i generi, certe categorie non hanno più la capacità di discernimento, di osservazione di sensibilità, di tatto intellettuale? Troppi Grandi fratelli? Troppa realtà come alibi di fronte all’enormità dell’esistenza? Troppa tv come scuola? Con raccapriccio non mi raccapezzo più. Ma cosa avete visto fino a oggi, dove vivete? Avevate bisogno del clamore di una storia come questa per vedere i dolori i cambiamenti le metamorfosi? Che tristezza, che pochezza, che anime storte, che povertà assoluta?
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Queste frasi sono inumane non la vita artificiale e la sua sovrumanità! Che pena la finta pena penosa, che basso profilo? Ma quando si insorge, quando ci si ribella al poco, al corto, al personale bieco, all’incapacità di vedere oltre? Chi potrà mai insegnare a certa stampa e a certi addetti ai lavori, non l’etica, non la morale, non la fede, o la costituzione, ma l’esistere, l’incommensurabile, il metafisico, la trascendenza?
Quale istruzione, dio, vita, presidente servirebbe, quali esempi, quale coinvolgimento, per far sì che l’uomo cominci ad allargare i suoi stitici orizzonti, le paure frustranti, questo bastarsi ormai consunto? E ci chiediamo perché interessa di più un’hostes che ciancia, ci si dimette per mancanza di attenzione, ci si stupisce per l’audience del nulla? Le risposte sono già dentro le domande: non guardiamo altro che quello che crediamo, mai oltre il sembra, mai più in la del maledetto e solo reale, mai un sesto senso, mai energia ulteriore, solo casi, scoop, avvenimenti? Incapaci di saper avvenire, solo preda dell’avvenenza, del piacevole, del presentabile, dell’accettabile, e così lasciamo solo alla chiesa la parola anima, ad una fede la parola infinito, alla scienza e al diritto il parlare delle norme e mai dell’”enorme”, dell’indicibile, dell’impossibile.
Ma in un ospedale prima di questo caso, in una rianimazione, in un manicomio, in un ospizio, ci siamo mai andati? E a vedere cosa? A cercare chi? Tutte quelle malattie rare, genetiche, invasive e devastanti che coccoliamo nelle sedi utili e importanti come Thelethon o altro, fan parte dei nostri risparmi di beneficenza o possono renderci alti e altri?
Qui non c’entra più il caso Englaro e si lasci stare il mondo di una famiglia comunque devasta; si tratta ormai di altri mondi e di altre devastazioni, è una cultura che manca a tanti di vedere dentro, la mania di pensare solo alla ricerca scientifica e mai a quella interiore, l’abitudine di parlare solo di politica, di sociale, di civile (certo necessario ma non prima di aver scavato altrove,con altre preparazioni), ma mai di oltrepassare il “posso”, di urlarsi, di scendersi nella piazza interiore, di scoperchiare le fobie dell’ansia di sicurezza che dividerà sempre il malato, il diverso, il devastato, da chi sta bene (bene? Leggendo certi pareri ci sarebbe da fare sedute fiume, puntate illimitate su cosa sia il bene, il bello, il buono, l’inguardabile, degno e incredibile).
Capi di partito che credevano Eluana la stessa della foto, altri che immaginavano tubi e macchine, altri che non credevano o preferivano travisare, inventare, sperare? Non si tratta più di legge o no di testamento biologico, qui è una logica problematica, la logica di non concepire l’inconcepibile, di interessarsi alla morte solo davanti alla morte, di schieramenti e di vittorie, ma non si passa mai a cercare il sé, solo l’io, solo ciò che appare, che riusciamo e conviene, ciò che si ha, che ci accontenta allargando le braccia all’evidenza: possiamo chiederci quale evidenza per chi e per quanto ancora? Possiamo. È democratico? Lecito? Rispettoso? O bisogna stare in silenzio?
Flavio Tosi e Andrea Pinketts, ma quanto si assomigliano!!
Tosi la paletta e il parcheggio
Flavio Tosi e Andrea Pinketts uguali come due gocce d’acqua….
THE COLOMBIAN ARMY: TERRORISM, THIEVERY, BUNGLING AND MASSACRES
Ricevo dalla mia amica Constanza Vieira, reporter colombiana, che in uno dei miei blog ho avuto occasione di intervistare , un documento che testimonia in maniera approfondita il comportamento dell’esercito colombiano attraverso delle informative uscite sulla stampa locale.
http://www.colombiasupport.net/2008/CSN_Aug_Col_Army_Atro…
Donne monolocali e uomini
Ci sono donne… oh.. si che ci sono donne e che donne, ma ci sono anche monolocali, oh.. e che monolocali, dimenticavo ci sono anche uomini e che uomini… “Donne monolocali e uomini” è il mio ultimo libro, oh.. e che libro!
Prontuario di vita da monolocale, gli amori, gli adori, la cucina, il sesso, le tante chiacchiere che volteggiano libere tra le pareti domestiche, magari soffritte dalla polvere e da quell’odore di fritto che dopo le otto di sera è la materia prima di un monolocale costituzionalmente accreditato.
Che tipa/o è il monolocalista, “Donne monolocali e Uomini” racconta a suo modo proprio questo, come si nutre, come fa l’amore, come interagisce con il suo monolocale. Consigli, suggerimenti e soprattutto storie, tante storie di vita monolocalistica. Già, perché in fondo per tutti noi la vita è un grande monolocale virtuale, ma lo è ancora di più per chi in un monolocale ci abita, è giunto il momento che qualcuno parli di loro e questo libro si farà proprio carico di raccontare e di testimoniare tutto l’alfabeto globale della vita da monolocale.
Note di pubblicazione: Donne monolocali e uomini ( DMU) si può leggere gratis in formato pdf sul sito di Lulu, il libro è pubblicato in capitoli di 3- 5 cartelle, così la lettura non risulterà troppo faticosa. Ogni settimana verranno pubblicati al massimo due capitoli, mentre l’edizione in cartaceo avverrà al termine di tutte le pubblicazioni in formato e-book. Per ora non posso fare altro che augurarvi buon divertimento, almeno spero, ah.. ma si ne sono sicuro.
Leggi il libro: http://www.lulu.com/content/4637221
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