L'officina dell'outsider

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Tremonti bond Trem bond il sex bom

Cedole attrattenti per le banche il Governo pensa al  “Trem Bond”…


Febbraio 26, 2009 Pubblicato da goolook | Senza Categoria | , , , , | Ancora nessun commento.

Quanto costa prenderlo in quel posto

8 euro! Ancora risuonano sotto le papille gustative del mio portafoglio, bontà sua. 8 euro acciderbole, 8 euro che risuonano e tintinnano in quel di ieri. Me li ha chiesti una mastodontica creatura oltre la soglia dei 50 anni, origini meridionali, occhiali dalla possente montatura, capelli sostanziosi e scuri, dimenticavo di dire che si tratta di una donna. Ma in tutta questa vicenda il sesso è elemento marginale, nonostante viviamo un’epoca in cui gli ormoni sono divenuti la moneta corrente della pubblicità e della comunicazione. 8 euro per giocare un’ora a ping pong!! Considerato che sedersi ad un tavolo a mangiare una pizza margherita costa dai 7 ai 10 euro, volare a Barcelona costa più o meno 30 euro… tutto questo porta a pensare che anche per farsi fottere occorre pagare caro….

Febbraio 22, 2009 Pubblicato da goolook | Il raggio verde | , , , , , | Ancora nessun commento.

L’irriverenza dei libri….

Al di fuori del cane, il libro è il miglior amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo buio per leggere il libro. ( Groucho Marx)

Mi piace osservare in metropolitana, ma anche sui mezzi di superficie, non faccio discriminazioni, chi sta leggendo un libro. La prima cosa che mi incuriosisce sono le condizioni dello stesso, poi lo sguardo con il quale si interagisce con la pagina, per ultimo il titolo. Dal grado di torsione del capo si colgono subito le diottrie del lettore, dall’espressione della bocca cerco di interpretare l’interesse per la pagina in questione. Ci sono quelli che alzano la copertina per l’orgoglio di mostrarla al prossimo, altri, laddove la stasi del vagone lo consente, depongono una mano in tasca, inforcando il libro con la sola mano libera. Mi sembra che gli uomini leggono preferibilmente in piedi, mentre le donne cercano il posto a sedere per leggere, quando l’equilibro interiore ha necessità anche di un sostegno materiale. Quelli che governano tra le mani tomi di cinquecento pagine, raramente alzano lo sguardo, hanno solo la necessità di spazio, per questo tendono a dilatare i gomiti alla conquista di terreno…. mentre i piccoli libelli che escono scalpitanti dalle borsette e dalle tasche, si accontentano di farsi avvicinare anche dal vicino di prostata…. dalle pieghe delle copertine si capisce che conoscono alla perfezione i luoghi dell’anima, ma anche il salotto, il letto e il bagno del loro proprietario. Molti dei libri che leggiamo parlano anche di noi…. Per questo è opportuno tenerli sempre d’occhio…..

Febbraio 20, 2009 Pubblicato da goolook | Il raggio verde | , , , , | Ancora nessun commento.

Breve antologia dei figli di…….

I figli di puttana mi sono spesso danzati davanti agli occhi, talvolta anche i figli dei figli di puttana hanno battuto le mie strade, toccato le mie cose, sparlato di me, parlato con me. Nel mio spazio temporale è entrato un po’di tutto, da chi non mi passava mai il pallone da ragazzino a chi entrava solo per farmi male dimenticandosi della palla, da chi si è rifiutato di porgermi la comunione a chi mi restituiva con lo scontrino il resto sbagliato, da chi non mi ha voluto amare, a chi mi ha voluto odiare, da chi non mi ha dato la precedenza a chi mi ha rifiutato un’aspirina per il mal di testa. Sono nato sprovvisto dell’esperienza del parto… mia madre ha dovuto penare prima di riuscire ad espellermi, un po’ come succede a certi calciatori che una volta espulsi non vogliono uscire dal campo, ho strillato quel tanto che serve per le presentazioni, ho subito riscontrato una consueta maleducazione, da feto non ricordo nessuno che mi abbia mai stretto la mano o che si sia presentato e già lì cominciai a riconoscere i primi figli di puttana. Sdraiato poi in carrozzina, con il capo celato tra due tendine come il retropalco di un teatro filodrammatico, potevo solo ascoltare le voci, i rumori, la vita altrui che scorreva al di fuori di quel piccolo limbo a quattro rotelline. Anche lì, mi sembrava spesso di riconoscere qualche figlio di puttana, c’era chi voleva subito sapere quanto pesassi, se avevo il naso della mamma o del papà, se dormivo la notte, se riconoscevo la mamma, l’ora precisa in cui ero nato, in quale clinica della città ero stato partorito….. in quei pochi centimetri tra il pannolino e il cervello non facevo altro che pensare, che figli di puttana.

Febbraio 18, 2009 Pubblicato da goolook | Il raggio verde | , , , , | Ancora nessun commento.

Anatomia di un risveglio

Ho una vicina di casa che forse Italo Calvino si sentirebbe di raccontare, ma dato che non sono Calvino me ne guardo bene dal farlo…..se non fosse che tre giorni alla settimana esce di casa prima delle sette, se non fosse che quella sua dannata porta “gorgheggia” come una Aretha Franklin qualunque, svegliandomi con una puntualità che non è del caso. L’alba delle mia giornate è raffigurata dal gorgheggio della sua porta che contamina subito il mio risveglio di un adrenalinico malumore, così la poesia del primo risveglio va subito a farsi fottere. Si sentono poi i suoi sulfaminici passi tamburellare il pianerottolo ad un ritmo adrenalinico alla Charlie Parker. Subito sono attraversato dal rumore delle bottiglie vuote di vino che appoggia per terra e che “fraternizzano” amorevolmente tra loro con quelle classiche sonorità che solo il vetro sa dare… nel frattempo mi giro dall’altra parte invitato dalla fresca flagranza del cuscino. Ma è un inganno che dura poco, oramai il sonno si è allontanato, colei che mi sveglia avrà già raggiunto il cortile e io investo subito la prima imprecazione di giornata che raggiunge anche Morfeo e le sue braccia.

Febbraio 17, 2009 Pubblicato da goolook | Il raggio verde | , , , | Ancora nessun commento.

Il futurismo dei nodi delle sciarpe

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Non so voi, ma spesso dimentico di avere il collo. Un principio di qualche malattia senile? Dico questo perché vorrei anch’io appartenere a quella tribù di uomini che officiano attorno al collo quei futuristici nodi di sciarpa.Vorrei tanto comprendere il meccanismo, il contorsionismo protocollare con il quale si avvolge l’indumento attorno al collo. Ho cercato di calarmi nel ruolo, mi sono preparato nelle varie evoluzioni circensi, ma non c’è stato nulla da fare, mi sono convinto che è il mio collo che non ne vuole sapere, forse per una carenza d’affetto o magari per una barbara cattiveria, o per una sciatteria congenita il cui epicentro è proprio lì nel collo nascosto chissà dove. Insomma, questo periglioso mistero ha tutta l’aria di rimanere tale, per giunta da qualche giorno ho scoperto di possedere due capelli bianchi che scevri e spensierati si sono incautamente calati nel ruolo. Fingo di non vederli, cerco di non dar loro importanza, la disattenzione è il mio pezzo forte, è una materia che mi ha sempre visto molto preparato. Una parte di me si è anche posta la seguente domanda: dovrei forse dar loro il benvenuto? Figuriamoci, ci sono e basta, confido nella forfora che nella repubblica pilifera del mio cuoio capelluto veste il ruolo della classe operaia che anziché andare in paradiso al massimo si delocalizza sulle spalle. Tutto questo mi rende ancora più confuso e stanco…. Quasi quasi mi faccio uno shampoo.

Febbraio 15, 2009 Pubblicato da goolook | Il raggio verde | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Noi e il corpo di Eluana

di Alessandro Bergonzoni ( tratto dall’Espresso)

L’intervento appassionato dell’attore bolognese, testimonial della Casa dei Risvegli,  contro gli ’stitici orizzonti’ dell’uomo. Contro il suo finto essere pietoso e la sua impossibilità di andare oltre l’audience del nulla

Una certa giornalista Rai che ha visto (o solo guardato?) Eluana anzi, il suo corpo, ha usato queste parole “bel pigiama”, con la “lingua che penzolava e la bava? “,  con “l’espressione dei cerebrolesi” e altre banalità gravi, non innocue e che vanno oltre il concetto di rispetto ma ciò che è peggio di intelligenza. Chiunque può decidere cosa pensare di ciò che vede e ciò che sente, ma c’è un limite a tutto.

Ma cosa è un cerebroleso? Cosa è così inguardabile o improponibile quasi come una minaccia fosse il “se vedeste”? Che idea ci si fa del danno e delle differenze, del male e della diversità? Della bellezza e della deformazione? Non sarà che a forza di guardabile, informazione, cronaca e inviati di tutti i generi, certe categorie non hanno più la capacità di discernimento, di osservazione di sensibilità, di tatto intellettuale? Troppi Grandi fratelli? Troppa realtà come alibi di fronte all’enormità dell’esistenza? Troppa tv come scuola? Con raccapriccio non mi raccapezzo più. Ma cosa avete visto fino a oggi, dove vivete? Avevate bisogno del clamore di una storia come questa per vedere i dolori i cambiamenti le metamorfosi? Che tristezza, che pochezza, che anime storte, che povertà assoluta?

Queste frasi sono inumane non la vita artificiale e la sua sovrumanità! Che pena la finta pena penosa, che basso profilo? Ma quando si insorge, quando ci si ribella al poco, al corto, al personale bieco, all’incapacità di vedere oltre? Chi potrà mai insegnare a certa stampa e a certi addetti ai lavori, non l’etica, non la morale, non la fede, o la costituzione, ma l’esistere, l’incommensurabile, il metafisico, la trascendenza?

Quale istruzione, dio, vita, presidente servirebbe, quali esempi, quale coinvolgimento, per far sì che l’uomo cominci ad allargare i suoi stitici orizzonti, le paure frustranti, questo bastarsi ormai consunto? E ci chiediamo perché interessa di più un’hostes che ciancia, ci si dimette per mancanza di attenzione, ci si stupisce per l’audience del nulla? Le risposte sono già dentro le domande: non guardiamo altro che quello che crediamo, mai oltre il sembra, mai più in la del maledetto e solo reale, mai un sesto senso, mai energia ulteriore, solo casi, scoop, avvenimenti? Incapaci di saper avvenire, solo preda dell’avvenenza, del piacevole, del presentabile, dell’accettabile, e così lasciamo solo alla chiesa la parola anima, ad una fede la parola infinito, alla scienza e al diritto il parlare delle norme e mai dell’”enorme”, dell’indicibile, dell’impossibile.

Ma in un ospedale prima di questo caso, in una rianimazione, in un manicomio, in un ospizio, ci siamo mai andati? E a vedere cosa? A cercare chi? Tutte quelle malattie rare, genetiche, invasive e devastanti che coccoliamo nelle sedi utili e importanti come Thelethon o altro, fan parte dei nostri risparmi di beneficenza o possono renderci alti e altri?

Qui non c’entra più il caso Englaro e si lasci stare il mondo di una famiglia comunque devasta; si tratta ormai di altri mondi e di altre devastazioni, è una cultura che manca a tanti di vedere dentro, la mania di pensare solo alla ricerca scientifica e mai a quella interiore, l’abitudine di parlare solo di politica, di sociale, di civile (certo necessario ma non prima di aver scavato altrove,con altre preparazioni), ma mai di oltrepassare il “posso”, di urlarsi, di scendersi nella piazza interiore, di scoperchiare le fobie dell’ansia di sicurezza che dividerà sempre il malato, il diverso, il devastato, da chi sta bene (bene? Leggendo certi pareri ci sarebbe da fare sedute fiume, puntate illimitate su cosa sia il bene, il bello, il buono, l’inguardabile, degno e incredibile).

Capi di partito che credevano Eluana la stessa della foto, altri che immaginavano tubi e macchine, altri che non credevano o preferivano travisare, inventare, sperare? Non si tratta più di legge o no di testamento biologico, qui è una logica problematica, la logica di non concepire l’inconcepibile, di interessarsi alla morte solo davanti alla morte, di schieramenti e di vittorie, ma non si passa mai a cercare il sé, solo l’io, solo ciò che appare, che riusciamo e conviene, ciò che si ha, che ci accontenta allargando le braccia all’evidenza: possiamo chiederci quale evidenza per chi e per quanto ancora? Possiamo. È democratico? Lecito? Rispettoso? O bisogna stare in silenzio?

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Febbraio 14, 2009 Pubblicato da goolook | comunicazione | , , , | Ancora nessun commento.

Il fascino discreto del tè verde

250px-Tea_leaves_steeping_in_a_zhong_čaj_05.jpgIeri, a casa mia si è verificato un piccolo evento, una di quelle circostanze che andrebbero appuntate su un qualunque calendario da parete se solo avessi il coraggio di appenderne uno. Oltretutto le pareti di casa mia sono di indole anarchica, non amano essere seviziate da chiodi. Così, per una serie di circostanze di matrice familiare, una confezione di tè verde ha varcato la soglia della cucina. Non avrei mai pensato di arrivare a  tanto, nella mia cucina ho sempre solo consentito l’ingresso al caffé, circostanziato nelle miscele arabiche o sudamericane e naturalmente alla camomilla, per i momenti virulenti e tossici dell’influenza. L’embargo alla teina mi ha spesso gettato addosso malsane occhiatacce, aggiungo che la cocciutaggine ha funestato la mia vita, più o meno come la scuola, il canone Rai e il minestrone di verdure. Tornando alla cronaca dell’evento: per depistare l’idratante sagacia del tè verde  ho tenuto la scatola celata dentro al sacchetto della spesa fino all’ultimo istante, per poi introdurla rapidamente nella credenza, questo per non farle prendere troppa confidenza con l’ambiente circostante. Meno sa meglio è, con tutte quelle bustine che sembrano tanti pizzini di provenzana memoria… D’istinto mi è anche venuto di parlare a voce bassa, è sempre meglio non rivelare troppi particolari al nemico, quante spy story si sono consumate alle pendici di una fumante tazza di tè. Ieri sera, dopo le 19 la mia cangiante metà ha pensato bene di protendersi verso il tè verde, io mi sono limitato ad osservarla da lontano, in poltrona, in attesa di eventi come un qualunque 007 in pantofole. Niente, non è successo niente, abbiamo cenato, visto un po’ di tv, sfogliato il giornale e poi nanna. Ma per la suddetta mia metà il calvario non aveva ancora avuto inizio, mentre io dormivo cullato nella trapunta, ella, con occhi sbarrati non si capacitava per quale dannata ragione le braccia di Morfeo non la raggiungessero. Poi l’illuminazione.. Tutta colpa del tè verde che si è avidamente pappato parte del suo sonno. Al risveglio, come per magia quella bustina di tè è diventata una borsa appesa nel guardaroba delle occhiaie, ora se ne stà lì in bella mostra a idratarsi di vizi e virtù che appartengono all’universo mondo delle favole.

Febbraio 1, 2009 Pubblicato da goolook | Il raggio verde | , , , , , , , | Ancora nessun commento.