Anatomia di un risveglio
Ho una vicina di casa che forse Italo Calvino si sentirebbe di raccontare, ma dato che non sono Calvino me ne guardo bene dal farlo…..se non fosse che tre giorni alla settimana esce di casa prima delle sette, se non fosse che quella sua dannata porta “gorgheggia” come una Aretha Franklin qualunque, svegliandomi con una puntualità che non è del caso. L’alba delle mia giornate è raffigurata dal gorgheggio della sua porta che contamina subito il mio risveglio di un adrenalinico malumore, così la poesia del primo risveglio va subito a farsi fottere. Si sentono poi i suoi sulfaminici passi tamburellare il pianerottolo ad un ritmo adrenalinico alla Charlie Parker. Subito sono attraversato dal rumore delle bottiglie vuote di vino che appoggia per terra e che “fraternizzano” amorevolmente tra loro con quelle classiche sonorità che solo il vetro sa dare… nel frattempo mi giro dall’altra parte invitato dalla fresca flagranza del cuscino. Ma è un inganno che dura poco, oramai il sonno si è allontanato, colei che mi sveglia avrà già raggiunto il cortile e io investo subito la prima imprecazione di giornata che raggiunge anche Morfeo e le sue braccia….
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